Certe conversioni politiche arrivano sempre al momento giusto. Dopo anni di critiche feroci, spesso condivise con un ex sindaco poi condannato per mafia, uno dei tanti magliari locali della politica ha deciso di cambiare casacca. Destinazione: un altro partito, lo stesso in cui milita proprio quella figura che per anni aveva attaccato senza risparmio, arrivando a osteggiarne sistematicamente le candidature a sindaco.
Un percorso coerente, verrebbe da dire, se non fosse che il soggetto in questione — abile nel mescolare politica, informazione e convenienza personale — vanta un curriculum di tutto rispetto: due sindaci sostenuti poi sciolti per mafia e uno finito arrestato per gli stessi motivi. Ora, archiviata l’ennesima sconfitta, riparte con una nuova “avventura”, che più che ideale sembra dettata da fini politici utilitaristici e personali.
Se fossimo nella donna che oggi si ritrova questo nuovo alleato in casa, visti i precedenti, più che un brindisi faremmo gli scongiuri. La storia insegna. E spesso si ripete, anche in chiave grottesca.
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