A dirlo non sono esponenti dell’esecutivo o della maggioranza, ma la Cgia di Mestre: il governo Meloni ha ridotto le tasse delle famiglie di ben 33 miliardi. E il fatto che la pressione fiscale complessiva sia aumentata non ne è la smentita, come dice l’opposizione, ma la conferma che le politiche economiche e finanziarie messe in campo funzionano: la maggiore occupazione garantisce più entrate per lo Stato, sostenute anche dal maggiore impegno richiesto a banche, assicurazioni e grandi imprese.
L’analisi dell’Ufficio studi della Cgia, dunque, rappresenta un’operazione verità rispetto alla propaganda della sinistra, che piega la lettura dei dati a una narrazione che non corrisponde alla realtà. Qualche esempio? Elly Schlein che un paio di mesi fa sosteneva che «con Giorgia Meloni al governo la pressione fiscale è salita al 42,8%, il massimo degli ultimi dieci anni. Il suo governo verrà ricordato come quello dei salassi per famiglie e imprese italiane e per gli aiuti ai più ricchi». Stessa tiritera del M5S, che ancora qualche giorno fa, sosteneva, con Stefano Patuanelli, che «talmente non aumentate che la pressione fiscale è al record storico del 42,8%. Un miracolo statistico: incassi mai così alti, ma le tasse non esistono». «È che da quattro anni la destra non le chiama più così», ha scritto il pentastellato.
Proprio agli ultimi quattro anni fa riferimento lo studio della Cgia, che conferma quel dato del 42,8% di pressione fiscale complessiva per il 2025, sottolineando che si tratta di un dato in crescita, ma chiarisce che l’aumento è riconducibile soprattutto al forte incremento dell’occupazione registrato negli ultimi anni che ha fatto innalzare le entrate tributarie e contributive, anche grazie ai numerosi rinnovi contrattuali sottoscritti nel biennio più recente, e al maggiore prelievo richiesto alle grandi imprese, alle banche e alle assicurazioni. La Cgia spiega inoltre che le misure incluse nelle ultime quattro leggi di Bilancio hanno ridotto il peso delle imposte sulle famiglie italiane di 45,7 miliardi di euro. Tuttavia, considerando le risorse già stanziate dai governi precedenti e le misure di natura temporanea, il beneficio per i nuclei familiari si attesta a 33,3 miliardi.
Più occupazione e impegno di banche e assicurazioni: ecco perché cresce la pressione fiscale complessiva
Ad alimentare l’inasprimento generale del carico fiscale, invece, sono stati interventi che hanno gravato esclusivamente sulle società di capitali (Srl e Spa), che complessivamente sono circa 1,5 milioni di imprese, pari al 35 per cento del totale nazionale. «Segnaliamo, inoltre – sottolinea l’Ufficio studi della Cgia – che a partire da quest’anno banche e assicurazioni, tra la revisione della disciplina sugli extraprofitti e l’inasprimento dell’Irap, verseranno all’erario complessivamente 5,6 miliardi di euro in più». Fra le scelte normative di questo perimetro la Cgia segnala la sospensione della deducibilità di specifiche voci di costo — dalle svalutazioni dei crediti alle quote di avviamento — e l’abrogazione dell’Ace (Aiuto alla Crescita Economica), un’agevolazione introdotta nel 2011 per favorire il rafforzamento della struttura patrimoniale delle imprese, con uno sconto fiscale che garantiva circa 4 miliardi di euro all’anno.
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