Marano, licenziamento illegittimo al Comune, due anni di caos e il colpo di scena: chi paga per gli errori sul personale comunale? Sempre i cittadini?

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Un licenziamento dichiarato illegittimo dai giudici del lavoro, un reintegro mai avvenuto e una vicenda che si trascina per quasi due anni fino alla rottura definitiva del rapporto di lavoro. È la storia che riguarda il Comune di Marano e il dipendente Marco De Santis (nome di fantasia), un caso che riaccende i riflettori sulla gestione del personale in un ente già più volte sciolto e segnato da continue criticità amministrative.

De Santis viene assunto dal Comune nel 2021. Nel 2022 ottiene la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a part-time. Ma a novembre dello stesso anno l’amministrazione stabilisce il rientro a tempo pieno, una decisione contestata dal dipendente. Il conflitto si acuisce e il 20 aprile 2023 arriva il licenziamento, con decorrenza giugno 2023.

La reazione è immediata: il 12 giugno 2023 viene depositato ricorso al giudice del lavoro per l’annullamento del licenziamento. Il tribunale dà ragione al dipendente. Tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024 il giudice accoglie il ricorso e il 7 marzo 2024 stabilisce il reintegro in servizio, fissando la decorrenza al 23 marzo 2024. Nello stesso provvedimento viene precisato che il regime di part-time sarebbe comunque cessato l’8 giugno 2024.

Il 12 aprile 2024 il Comune acquisisce anche l’ordinanza del giudice di Napoli Nord relativa alla base di calcolo dell’indennità di risarcimento. Ma il reintegro, di fatto, non avviene mai. Il dipendente non si presenta per la sottoscrizione del contratto né il 15 marzo 2024 né nei giorni successivi.

Per mesi la vicenda resta sospesa. Solo l’8 ottobre 2025 il Comune sollecita formalmente la presenza del dipendente. Il 14 ottobre, tramite legale, De Santis comunica che si recherà a Marano il giorno successivo, ma il 16 ottobre dichiara di non voler riprendere servizio. La volontà viene ribadita il 21 ottobre 2025.

Il 29 ottobre l’ufficio preposto chiede formalmente le dimissioni. La risposta arriva il 12 novembre 2025: il dipendente conferma di non voler riprendere il rapporto di lavoro, che si considera cessato dal 21 ottobre 2025. La vicenda si chiude così, senza un effettivo reintegro, ma con un licenziamento giudicato illegittimo e una procedura durata quasi due anni.

Ed è qui che nasce la domanda politica e amministrativa: chi paga?
Perché se il licenziamento è stato annullato dai giudici, eventuali risarcimenti o costi legali rischiano di ricadere, ancora una volta, sulle casse comunali. E quindi sui cittadini.

In un Comune sciolto cinque volte, dove la questione del personale continua a essere una mina vagante, il caso non appare come un episodio isolato ma come l’ennesimo segnale di una gestione fragile e contraddittoria. Non è un caso che proprio la segretaria generale uscente, Valentina Santini, abbia firmato negli ultimi tempi diversi esposti, anche e soprattutto su alcune situazioni interne all’ente.

La domanda resta aperta: questa vicenda finirà archiviata, con il conto finale presentato, come sempre, ai cittadini di Marano.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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