La situazione assomiglia sempre più a uno stallo alla messicana: nessuno può muoversi senza rischiare di essere colpito dagli altri. È questo lo scenario che caratterizza il Partito Democratico alla vigilia del congresso provinciale, un appuntamento destinato a slittare ancora (probabilmente al 30 dicembre o al 7 gennaio) e che continua a condizionare pesantemente la nascita della nuova giunta regionale della Campania, guidata da Roberto Fico.
In queste ore si moltiplicano i contatti tra il segretario regionale del Pd Piero De Luca, i principali aspiranti alla vicepresidenza Mario Casillo e Marco Sarracino, e Igor Taruffi, responsabile dell’organizzazione nazionale del partito, nel tentativo di evitare un cortocircuito politico.
Intanto oggi sono stati ufficializzati gli eletti al Consiglio regionale e parte il countdown istituzionale: entro venti giorni dovrà essere convocata la prima seduta dell’assemblea, presieduta dal consigliere anziano. Nel frattempo, Fico è chiamato a definire anche l’Ufficio di Presidenza, la struttura più vicina al governatore, incaricata di coordinare agenda e attività politiche.
Il nodo centrale resta però la diffidenza di Mario Casillo. Forte del peso elettorale garantito al Pd, Casillo rivendica un ruolo chiave nella nuova amministrazione regionale: vicepresidenza e assessorato ai Trasporti. Solo dopo aver incassato queste garanzie sarebbe disposto a onorare gli accordi pre-elettorali che hanno portato Piero De Luca alla guida del partito campano, favorendo così il passaggio di testimone al congresso napoletano da Peppe Annunziata a un esponente dell’area Schlein, con i nomi di Francesco Dinacci e Salvatore Zanfardino sul tavolo.
Nel pacchetto degli equilibri da definire rientra anche l’ipotesi dell’ingresso in giunta del sindaco di Portici Enzo Cuomo, ma solo dopo aver risolto il rebus della sua successione a Palazzo di Città, senza destabilizzare gli assetti in vista delle Amministrative del 2026, che interesseranno comuni strategici come Afragola, Frattamaggiore, Ercolano, Terzigno e San Giorgio a Cremano.
Sul tavolo resta anche la questione della rappresentanza femminile, finora largamente disattesa. Un tema caro a Fico, che avrebbe già fatto presente al campo largo la necessità di indicare più donne in giunta. Al momento, i nomi femminili spendibili restano pochi: nel Pd Teresa Armato, per i Verdi di Avs Fiorella Zabatta o Nelide Milano, mentre per l’area riformista di Matteo Renzi si fa il nome di Angelica Saggese.
Il congresso Pd e il rischio frammentazione
Il congresso provinciale del Pd napoletano rischia di trasformarsi in un terreno minato. La platea congressuale è composta da 5.839 iscritti: per candidarsi alla segreteria metropolitana servono almeno 234 firme (4%) e non più di 467 (8%), provenienti da almeno cinque circoli diversi. Una soglia bassa che consente a molte correnti di presentare candidature tattiche, utili più a pesare nei futuri accordi che a vincere davvero.
Tra i possibili candidati “di disturbo” c’è l’area di Enza Amato, prima dei non eletti in Consiglio regionale e convinta di essere stata marginalizzata, ma anche il gruppo riconducibile a Bruna Fiola e altre micro-aree interne. Da qui l’urgenza, per i vertici, di disinnescare i conflitti prima del voto.
Caserta, scure della commissaria: 24 fuori dal Pd
In questo clima si inserisce il repulisti clamoroso a Caserta: la commissaria provinciale Susanna Camusso ha disposto l’espulsione di 24 tra dirigenti ed ex amministratori per aver sostenuto liste alternative al Pd alle Regionali. Tra i nomi eccellenti figurano gli ex assessori Anna Maria Sadutto e Vincenzo Battarra, oltre a ex consiglieri ed esponenti storici del partito in diversi comuni della provincia, da Marcianise a Castel Volturno fino a Mondragone.
Giunta Fico bloccata, nodo Bonavitacola
Il congelamento del congresso tiene in ostaggio anche la giunta Fico, nella quale il Pd punta a ottenere tre assessorati e la vicepresidenza, con l’ipotesi — ancora aperta — della presidenza del Consiglio regionale, che potrebbe andare a Pellegrino Mastella per riequilibrare i rapporti con il padre Clemente.
Il movimento “A testa alta” di Vincenzo De Luca spinge per due nomine, ma il vero punto fermo sembra essere il no di Fico a Fulvio Bonavitacola, figura centrale del decennio deluchiano ma oggi considerata incompatibile con la nuova fase. Possibile invece la riconferma di Ettore Cinque al Bilancio.
Centrodestra, Sangiuliano verso la guida di FdI
Sul fronte opposto, il centrodestra lavora alla propria riorganizzazione in Consiglio regionale: Gennaro Sangiuliano è destinato a diventare capogruppo di Fratelli d’Italia, consolidando il ruolo del partito di Giorgia Meloni come perno dell’opposizione a Palazzo Santa Lucia.
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