Svolta su Garlasco. Sono in corso dalle prime luci dell’alba perquisizioni di carabinieri e Guardia di Finanza nelle abitazioni di ex investigatori e inquirenti che parteciparono alle indagini sul delitto di Chiara Poggi.
Secondo quanto si apprende è indagato l’ex procuratore di Pavia Mario Venditti. L’accusa è quella di essere stato «corrotto per scagionare Andrea Sempio». Nel mirino un appunto a penna su un bloc notes trovato a casa dei genitori di Sempio con su scritto «Venditti gip archivia X 20-30 euro».
L’operazione
L’operazione rientra in un’indagine coordinata dalla procura di Brescia, competente sui reati ipoteticamente commessi da magistrati pavesi.
Venditti è al momento l’unico accusato, con l’ipotesi di corruzione in atti giudiziari. A dare il via al nuovo filone investigativo è stato un appunto rinvenuto durante le perquisizioni del maggio scorso: un foglio, custodito nell’abitazione dei genitori di Sempio, con alcune cifre (“20/30” seguite dal simbolo dell’euro), il nome di Venditti e l’annotazione “gip archivia”. Il documento, datato ai primi di febbraio 2017, risale a pochi giorni prima della notifica ufficiale ad Andrea Sempio della sua iscrizione nel registro degli indagati per l’omicidio di Chiara Poggi. Secondo gli inquirenti, ciò suggerirebbe che la famiglia fosse già informata delle mosse della magistratura, nonostante il procedimento fosse ancora coperto dal segreto istruttorio.
Le verifiche
Le verifiche patrimoniali effettuate successivamente hanno evidenziato un trasferimento sospetto di denaro: circa 40mila euro, partiti dalle zie paterne di Sempio a fine 2016, transitati tramite uno zio e infine accreditati sul conto del padre. Gli investigatori ipotizzano che parte di quella somma possa essere stata destinata a un magistrato sotto forma di contanti.
Un ulteriore indizio arriva da un’intercettazione ambientale registrata dopo l’interrogatorio di Sempio. In auto con il padre, il 37enne si lasciò sfuggire un commento ritenuto significativo dagli investigatori: una conversazione in cui padre e figlio si contraddicevano sulla tempistica del ritrovamento di uno scontrino, parte del suo presunto alibi.
Le altre perquisizioni
Nella stessa mattinata sono state perquisite anche le abitazioni di due ex carabinieri che, all’epoca dei fatti, operavano nella sezione di polizia giudiziaria di Pavia. Secondo l’accusa, sarebbero loro ad aver notificato l’atto a Sempio e trascritto intercettazioni in modo incompleto.
Il fascicolo aperto nei confronti di Sempio il 22 dicembre 2016 fu archiviato già il 23 marzo 2017, su richiesta dello stesso procuratore Venditti. Una seconda iscrizione avvenne nel 2020, ma anche in quel caso l’inchiesta durò appena tre settimane. Intervistato lo scorso giugno, l’ex magistrato aveva liquidato così la rapidità della decisione: «Altro che 21 giorni: avevo capito già in 21 minuti, se non in 21 secondi, che non c’erano elementi per proseguire».
Oggi l’udienza
Per oggi, venerdì 26 settembre, è prevista una nuova udienza per il caso Garlasco. Al centro del confronto tra le parti, in programma davanti alla giudice delle indagini preliminari di Pavia Daniela Garlaschelli, c’è la richiesta di proroga dell’incidente probatorio avanzata dagli stessi periti della gip, la genetista Denise Albani e l’esperto dattiloscopico Domenico Marchigiani, la prima impegnata nell’analisi delle tracce biologiche trovate nella villetta di via Pascoli dove è stata uccisa Chiara Poggi e il collega incaricato di rilevare le impronte latenti sulla spazzatura conservata per 18 anni. La richiesta di più tempo riguarda più aspetti del nuovo fascicolo sul delitto del 13 agosto 2007 che vede indagato Andrea Sempio, amico del fratello della ventiseienne.
Le impronte
Resta da completare l’analisi delle impronte rilevate sull’Estathè, sul sacchetto della spazzatura, sul sacchetto di biscotti e quello di cereali e che potrebbe essere effettuato – su richiesta della Procura di Pavia – da un altro dattiloscopista, esperto nel confrontare le minuzie che rendono inconfondibile ogni palmo.
Sul fronte genetico si attende la conferma alla contaminazione (con un cadavere) – ammessa dalla Procura – rilevata sulla garza utilizzata per prelevare il Dna dalla bocca di Chiara Poggi. E sale l’attesa sui tempi del responso sull’attribuibilità o meno del Dna maschile trovato sui frammenti delle unghie della vittima.

























