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Caro Direttore,
la notizia del quinto scioglimento di un’amministrazione comunale a Marano mi addolora. Non riesco a trovare altro termine per definire il mio stato d’animo. E’ un dolore che mi parte da dentro, mi provoca dispiacere, disorientamento, essendo io un cittadino maranese.
Tramite TerraNostra abbiamo seguito tutta questa lunga e travagliata vicenda. E da giornalista, da tuo collega, sento prima di tutto il dovere di ringraziarti per il lavoro che hai ed avete svolto nel raccontare le sempre non facili vicende politiche di Marano. Possono toglierci tutto, ma mi sento grato per la libertà d’informazione che a Marano ancora resiste. E questo lo dobbiamo anche a te, caro Direttore: grazie.
Potrà sembrarti strano, ma sento di ringraziare anche tutti coloro che in questi ultimi 15 anni, nonostante i tre scioglimenti si sono messi in gioco, mettendoci la faccia, per provare a governare Marano. E non credo che la colpa di quanto accaduto in questi ultimi anni debba ricadere sui tre sindaci colpiti dallo scioglimento, sarebbe ingiusto e troppo facile. Qui abbiamo perso tutti. E dovremmo porci qualche domanda …
Oggi, comunque, al netto di qualsiasi riflessione politica legata al territorio, sulle quali avremo modo in futuro di poter riflettere, voglio ribadire ciò che già qualche anno fa ho condiviso ragionando sulle questioni politiche maranesi. E su questo voglio insistere. Vi spiego.
Noi, da soli, a Marano, non ne usciamo. Chiedere aiuto è un atto di coraggio, oltre che di consapevolezza dei limiti che ci appartengono.
Da uomo di fede, credo nel lavoro comunitario, nella forza del team, nel sostengo che possiamo darci gli con gli altri. Ma non basta. Un figlio saggio sa chiedere aiuto ad un genitore. Uno sportivo lungimirante sa farsi guidare da un allenatore. Un politico visionario riesce a farsi consigliare da altri leader quando fatica a prendere decisioni giuste. Un buon credente nei momenti più difficili volge il suo sguardo a Dio per invocare aiuto.
Ecco, insomma, spero di essermi spiegato. Sto cercando di dire che la nostra comunità cittadina ora chiede aiuto alle istituzioni nazionali. Un grido di aiuto perché questa città sia al centro di un progetto di rinascita civile e sociale che sia voluto, sostenuto da chi ci governa a livello regionale e nazionale. Noi a Marano possiamo crederci, spingere perché il nostro grido arrivi con forza laddove deve arrivare. Ma poi chi ci ascolta? I partiti latinano, prenderanno le distanze perché non sarà conveniente immischiarsi nelle faccende maranesi.
Ma perdonatemi se continuo con le metafore cerco così di spiegarmi meglio. Un malato che si aggrava, cosa fa? Chiede aiuto, si appella al più bravo dei medici, cerca un luminare.
Ed i partiti cosa stanno facendo per questo comune “malato”, a destra come a sinistra? Proveranno a mettere il meglio in campo per salvare Marano ?
Io da sempre ammiro Don Maurizio Patriciello, per ciò che ha fatto a Caivano. Ha acceso i riflettori, ha fatto in modo che la politica nazionale si potesse interessare di quella martoriata terra. E pare che i fatti stiano parlando chiaro: qualcosa si muove, sta cambiando.
Non se ne può più a Marano. Stremati, doloranti, sfiduciati e disincantati, siamo però altresì consapevoli che finché c’è vita c’è speranza. E la nostra speranza è che ora dopo aver toccato il fondo, c’è una sola strada da percorrere: una lunga salita verso la rinascita.
Dobbiamo compiere un primo passo verso un cambio di rotta: saper chiedere aiuto. Siamo scivolati troppo in basso. La città non riesce a reagire, viviamo nell’abbandono totale, i politici e le istituzioni, i partiti e gli imprenditori, prendono le distanze da Marano. Tutti pensano “meglio lasciar perdere”, “ormai non cambia nulla”, “è una questione complicata”. Ma questo disfattismo ci porterà nell’oblio. Ci aspettiamo qualche parola, un gesto da parte di chi sta più in alto.
Sa, direttore, quando qualche mese fa sono stato insignito della nomina di Cavaliere della Repubblica, in quel di piazza del Plebiscito, tra le autorità, quando lo speaker ha pronunciato il mio nome menzionando il mio comune di residenza, io comunque ho provato orgoglio per la mia terra. La mia appartenenza. Perché la mia città non è “anche” altro e’ “soprattutto” altro rispetto a quanto emerge purtroppo ora. Marano è popolata per la maggioranza da lavoratori onesti, imprenditori coraggiosi, professionisti capaci. E dunque noi Maranesi, cittadini che lavorano e provano a dare il massimo, ne siamo la prova.
Direttore, perché sia chiaro a tutti, io, nonostante tutto, sono di Marano, e non me ne vergogno.
Possa Marano risorgere. E parafrasando Kennedy ora in questa così delicata fase della nostra storia, non chiediamoci tanto ciò che Marano può fare per noi, ma ciò che noi possiamo fare per Marano.
Basta essere dimenticati: invochiamo un modello Caivano e costruiamo la base per un progetto che ristabilisca in questa città il primato della politica.
Mi creda suo,
Alessandro Iovino
scrittore
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