Il cognome Mastella, per la nostra piccola comunità sannita, è come un brand». Parola di Clemente Mastella, sindaco di Benevento, ex ministro e oggi leader di Noi di Centro, che guarda al futuro — il suo, ma soprattutto quello della sua dinastia. E annuncia, con la solita verve, la possibile candidatura del figlio Pellegrino alle elezioni regionali in Campania.
Un’ipotesi che, nei fatti, somiglia più a una certezza: «Gli amici ci hanno proposto di candidare mio figlio Pellegrino», ammette. Cinquant’anni, avvocato, dirigente assicurativo a Roma, Pellegrino Mastella rappresenterebbe, secondo il padre, quella “forza fresca” capace di raccogliere l’eredità politica familiare. Anche se – puntualizza il patriarca – «per ora non si espone». Ma basta ascoltare Clemente per capire che la macchina è già partita.
La saga familiare continua
In fondo, il marchio Mastella è una storia che attraversa decenni di politica italiana, campana e soprattutto sannita. Dopo la ritirata parlamentare della moglie Sandra Lonardo, oggi a casa “per scelta”, tocca pensare alla successione. «Io prima o poi smetterò», dice Clemente. Ma intanto i “tradimenti” politici bruciano ancora: «Siamo rimasti molto scottati – spiega – sia dal consigliere regionale sannita che avevamo sostenuto, sia dall’assessore regionale al Turismo che avevamo indicato. Entrambi, poi, ci hanno voltato le spalle».
Tradotto: meglio tenere tutto in famiglia.
L’ossessione per l’immagine (e la barba)
Clemente, però, non perde l’occasione per dispensare consigli – anche estetici – al possibile futuro candidato: «Non sono d’accordo con lui sulla barba», taglia corto. E cita Berlusconi come esempio di saggezza comunicativa: «Diceva che quelli con la barba non hanno un impatto immediato sulla gente. E aveva ragione. Se vuole fare campagna elettorale, farebbe bene a radersi».
Insomma, prima della candidatura, la rasatura.
Più dinastia che partito
L’impressione è che più che costruire un progetto politico per il Sannio o per la Campania, Mastella stia gestendo un patrimonio personale, fatto di relazioni, sigle, fedeltà e voti controllati. E che ora, davanti a un quadro politico indeciso e in cerca di nomi, proporre il figlio Pellegrino sia anche un modo per non disperdere un capitale costruito in decenni di presenza scenica e abilità trasformista.
Certo, affidare a un erede biologico un’eredità politica non è di per sé un crimine, ma trasforma Noi di Centro più in una casata che in una forza politica strutturata. A meno che la vera condizione d’ingresso in campo non sia davvero quella suggerita da Clemente: niente programma, niente alleanze, ma l’importante è togliersi la barba.
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