Scioglimenti a intermittenza? La mano (pesante) di Borrelli smuove Pomigliano, silenzio e ombre su Marano e Giugliano

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C’è qualcosa che non torna nella gestione delle indagini per infiltrazioni camorristiche nei comuni della provincia di Napoli. Pomigliano d’Arco, Marano e Giugliano hanno tutte avuto una commissione d’accesso. Tutte le indagini si sono concluse in tempi record. Tre mesi, quando la normativa prevede sì un termine iniziale di 3 mesi, ma anche una proroga automatica di altri 3, che in passato è sempre stata concessa. Stavolta no. Nessuna proroga. Tutto chiuso in fretta. Perché?

La sensazione è che i tempi siano stati accorciati non per urgenza, ma per pressione politica, e che la scelta di sciogliere o meno un’amministrazione non dipenda solo dalle carte. Lo dimostra in modo evidente il caso Pomigliano.

Fino a qualche settimana fa, la relazione della commissione sembrava debole, insufficiente a giustificare uno scioglimento. Poi, è sceso in campo Francesco Borrelli, deputato di AVS, con un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno. Da quel momento, il vento sembra essere cambiato. Ora si dice, con insistenza crescente, che l’amministrazione guidata da Raffaele Russo sarà sciolta.

Ma cosa è cambiato davvero? Non la relazione, ma l’attenzione politica e mediatica. E soprattutto la paura – evidente, palpabile – che il pressing di Borrelli possa scoperchiare equilibri e silenzi. Borrelli, politico di sinistra, è uno che non molla: i suoi interventi sono scomodi, frequenti, insistenti. E questo basta per mettere in agitazione anche chi, in altri contesti, avrebbe lasciato correre. Il Viminale incluso.

Attorno al caso Pomigliano, poi, si muovono altri nomi noti: come Luigi Maiello, ex comandante della polizia municipale, figura notissima del territorio e ben introdotta in certi ambienti prefettizi. E poi le azioni civiche e politiche, come quelle del gruppo “Per le Persone e le Comunità”, che sta tenendo alta la pressione e l’attenzione sulla vicenda. Pomigliano, insomma, è diventata una pentola troppo calda per poter essere semplicemente ignorata.

Ma proprio questo solleva una questione inquietante: perché Borrelli non ha chiesto chiarezza anche per Marano e Giugliano? Anche lì ci sono relazioni, anche lì ci sono nomi pesanti, anche lì ci sono stati arresti, inchieste e ombre. Eppure, da settimane, tutto tace. Nessuna interrogazione. Nessuna pressione pubblica. Nessuna richiesta di trasparenza. Perché? Ne parla solo Terranostranews.

A Marano, il sindaco Matteo Morra può contare su un sistema di relazioni che taglia trasversalmente il Parlamento: Massimiliano Manfredi, deputato del PD e fratello del sindaco di Napoli, è un suo alleato. Manfredi senior è anche in ottimi rapporti con il ministro Piantedosi. In giunta, a Marano, siede un parente di un prefetto noto. L’avvocato convenzionato del Comune, inoltre, è figura ben inserita negli ambienti istituzionali e prefettizi napoletani. E non mancano appoggi ufficiosi da Lega e, soprattutto, da Fratelli d’Italia, gli stessi che due anni fa favorirono la nascita di una giunta trasversale, pur in presenza di nomi già citati in vecchie relazioni di scioglimento.
Eppure, la commissione ha chiuso in appena 90 giorni, non 180, per ordine del prefetto Di Bari, così come era stato per casi simili (come quelli dei sindaci Liccardo e Visconti) dove ci vollero sei mesi. Oggi quella relazione è finita in un limbo, con il rischio concreto che le oltre 500 pagine prodotte da un viceprefetto, un maggiore dei carabinieri e un funzionario del Provveditorato per le opere pubbliche vengano ridimensionate o ignorate.

Su Giugliano, la terza città della Campania, si rincorrono da mesi voci contraddittorie: scioglimento certo, poi no, poi forse. Durante l’amministrazione Pirozzi, sono esplose inchieste che hanno portato a arresti, sequestri e indagini sulle gare pubbliche. La relazione finale è, anche qui, completa. Eppure, il nuovo sindaco non ha ancora nominato la giunta. C’è chi dice gli sia stato consigliato di aspettare la decisione del Viminale, prima di muoversi. Segno che anche qui qualcosa si muove, ma in modo silenzioso, opaco, poco trasparente.

In definitiva, la legalità sembra diventare un principio selettivo, applicato in modo diseguale. Dove c’è attenzione politica e pressione mediatica – vedi Pomigliano – si agisce. Dove c’è silenzio, o peggio, coperture trasversali, si temporeggia.

Il sospetto è che la forza di una relazione tecnica oggi conti meno della forza di chi la difende o la contesta pubblicamente. E questo è un pericolo gravissimo per la democrazia. Perché trasforma le commissioni d’accesso in strumenti politici, e il lavoro di servitori dello Stato in materiale negoziabile.

Chi ha paura di Francesco Borrelli? E chi, invece, può permettersi di essere ignorato, anche davanti a relazioni circostanziate, nomi ricorrenti, connessioni inquietanti?

Se la trasparenza non sarà garantita per tutti i casi, se le decisioni continueranno a dipendere dal peso politico e non dai fatti, il sistema degli scioglimenti rischia di diventare uno strumento delegittimato, utile solo per colpire gli isolati e salvare i protetti. Con buona pace della legalità, e soprattutto dei cittadini.

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