Si ha la forte impressione, in queste ore febbrili tra pressioni politiche e strategie di sopravvivenza amministrativa, che al Viminale non si conosca a fondo la legge sugli scioglimenti dei comuni per infiltrazioni mafiose. E non la conoscono neppure molti parlamentari e consiglieri regionali che, da giorni, si muovono dietro le quinte per evitare il commissariamento di Comuni come Giugliano, Pomigliano e Marano.
Ma è bene chiarirlo: lo scioglimento di un ente locale è una misura amministrativa, preventiva, non penale. Non serve – e non è previsto dalla legge – che vi siano arresti o procedimenti giudiziari a carico di sindaci, assessori o consiglieri per decretare uno scioglimento. L’obiettivo è prevenire il condizionamento dell’ente da parte della criminalità organizzata, non punire reati già accertati.
Nel caso di Marano, ad esempio, emergono numerosi interrogativi. Le indagini della commissione d’accesso si sono concluse in soli tre mesi, un tempo molto più breve dei sei mesi spesso utilizzati in casi analoghi. Eppure, il dossier trasmesso al Ministero è di 450 pagine: un lavoro corposo, approfondito, che lascia perplessi sul motivo per cui non sia stato concesso più tempo alla commissione per indagare ulteriormente. A titolo di confronto, lo scioglimento del Comune guidato dall’ex sindaco Rodolfo Visconti avvenne con una relazione di appena 200 pagine stilata in sei mesi.
Perché tanta fretta questa volta? Se davvero non c’erano i presupposti, perché non è stato prorogato il mandato ai commissari prefettizi? E se invece i presupposti ci sono, perché il Viminale e altri soggetti istituzionali sembrano minimizzare o rallentare le procedure?
Il sospetto è che in alcuni ambienti istituzionali, compreso lo stesso Ministero dell’Interno, ci sia scarsa conoscenza della norma e della sua funzione. Ancora oggi, dossier dettagliati vengono ignorati o sottovalutati, mentre in passato enti locali sono stati sciolti per motivi ben più lievi.
Serve chiarezza. Serve rigore. Serve rispetto per i cittadini e per chi nelle istituzioni lavora nel rispetto delle regole. Il ministro Piantedosi rifletta, così come dovrebbe farlo la presidente Meloni, che ha più volte posto l’accento sulla legalità. E riflettano anche alcuni magistrati, perché questa vicenda – per come si sta evolvendo – non può e non deve passare in silenzio.
























