Senato approva la separazione delle carriere per i magistrati. Le proteste e l’iter che prosegue

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Il Senato ha dato il via libera alla riforma della giustizia che contiene la separazione delle carriere per i magistrati, un nuovo Consiglio superiore della magistratura separato, e un’Alta corte disciplinare per le toghe. I voti a favore sono stati 106, i contrari 61. È la seconda approvazione, dopo quella della Camera, ma dato che si tratta di una riforma costituzionale l’iter non è ancora concluso: il testo dovrà tornare a Montecitorio per una terza lettura, e poi di nuovo al Senato per il via libera definitivo. Se non ci sarà una maggioranza dei due terzi, servirà poi anche un referendum – che potrebbe arrivare già il prossimo anno – per confermare il passaggio della riforma.

Sulla riforma della giustizia punta soprattutto Forza Italia, oltre al ministro della Giustizia Carlo Nordio. La separazione delle carriere e gli altri contenuti del testo hanno suscitato forti critiche negli ultimi anni non solo dalle opposizioni, ma anche da molti giudici e magistrati.

La separazione delle carriere per i magistrati
Il punto più discusso è la separazione delle carriere. I magistrati oggi possono essere sia pubblici ministeri, che conducono le indagini in ambito penale (la cosiddetta magistratura requirente), sia giudici nei tribunali (la magistratura giudicante). La legge attualmente prevede che un giudice possa scegliere di diventare pm e viceversa, anche se è permesso un solo cambio di carriera, e solo nei primi dieci anni di attività professionale. A farlo, negli ultimi anni, è stata una percentuale bassissima dei magistrati.

 

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