La corsa alle Regionali 2025 in Campania è ufficialmente partita, e mentre si stringono i nomi per la presidenza, la vera partita si gioca nelle liste per il Consiglio regionale. Nel centrosinistra, accanto ai big storici come Mario Casillo, Enza Amato, Diego Venanzoni e Giuseppe Sommese, si affacciano volti nuovi e ritorni di peso. Tra questi, spiccano Roberta Gaeta, ex assessora al welfare del Comune di Napoli, il sindaco uscente di San Giorgio a Cremano Giorgio Zinno, il presidente del consiglio comunale di Napoli Antonio Cecere, il consigliere uscente Pasquale Di Fenza (che però non correrà con Azione), Massimiliano Manfredi, Carmela Rescigno e Severino Nappi, tutti con un ruolo consolidato nelle rispettive aree di riferimento.
Nel Movimento 5 Stelle, l’uscita di Valeria Ciarambino ha creato un vuoto: la consigliera, ex capogruppo e simbolo del primo M5S in Campania, potrebbe candidarsi con una lista civica autonoma o addirittura guardare al centrosinistra. Restano in campo, invece, Gennaro Saiello e altri nomi vicini a Conte.
Nel centrodestra, oltre ai nomi consolidati come Franco Cascone, Salvatore Guangi, Massimo Pelliccia e Luca Capasso, si fa spazio anche Daniela Di Maggio, che correrebbe proprio per questa coalizione. Fratelli d’Italia conferma Marco Nonno tra i volti in campo, mentre Enzo Alaia, esponente della Lega, si conferma come punto di riferimento per il partito in Campania. Armando Cesaro, figlio dell’ex parlamentare Luigi Cesaro, correrà con Italia Viva, rafforzando così la pattuglia centrista. Rimane in dubbio la candidatura di Pellegrino, in bilico con Italia Viva, mentre si conferma la presenza di Ciro Bonajuto, ex sindaco di Ercolano, anch’egli candidato per Italia Viva.
Tra i profili civici si ragiona anche su Domenico Brescia, originario di Quarto e vicino a Forza Italia.
In attesa della scelta sul candidato presidente – con Roberto Fico e Gaetano Manfredi in corsa per il centrosinistra, e Edmondo Cirielli o Catello Maresca per il centrodestra – la vera battaglia si combatterà sulla costruzione delle liste. Sarà il consenso sul territorio, e non solo le alleanze al vertice, a determinare il futuro equilibrio del Consiglio regionale.
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