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Home Politica & Palazzo Putin-Trump, telefonata conclusa: si riapre il dialogo su Ucraina e scenari globali
Si è conclusa nel pomeriggio di giovedì 3 luglio la nuova telefonata tra Vladimir Putin e Donald Trump. Il colloquio, durato circa mezz’ora secondo fonti vicine al Cremlino, è stato confermato da entrambe le parti e rappresenta la sesta conversazione tra i due leader dall’inizio del 2025.
Al centro del dialogo, ancora una volta, la guerra in Ucraina e le prospettive per una possibile tregua. Secondo quanto riferito da fonti russe, Trump avrebbe accennato alla possibilità di una sospensione temporanea delle forniture militari a Kyiv, vista da Mosca come un segnale politico «positivo» e potenzialmente foriero di un’apertura diplomatica.
Non è la prima volta che i due leader tornano a parlarsi in questo contesto. Già a metà giugno una precedente telefonata aveva sollevato speranze di una de-escalation, poi rimaste senza conseguenze concrete. Tuttavia, la rapidità con cui si è tornati al dialogo sembra indicare una volontà politica di mantenere aperti i canali, almeno informali.
Oltre al conflitto in Ucraina, i due leader avrebbero discusso anche di sicurezza internazionale, delle relazioni commerciali tra Russia e Stati Uniti e delle crescenti tensioni in Medio Oriente, in particolare con riferimento al dossier iraniano.
La telefonata – prevista per le ore 16:00 italiane – si è regolarmente svolta e risulta conclusa, anche se al momento non sono stati diffusi comunicati congiunti né dettagli ufficiali sul contenuto del confronto.
L’appuntamento telefonico arriva in un momento chiave per gli equilibri internazionali. Trump, attualmente impegnato in campagna elettorale, è atteso per un confronto telefonico anche con il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj, previsto tra il 4 e il 5 luglio. Questo secondo contatto potrebbe fare luce sull’effettiva portata delle parole scambiate oggi con Putin.
La telefonata non ha prodotto annunci ufficiali o svolte evidenti, ma conferma il tentativo – da parte di Trump – di riposizionarsi come attore centrale in una trattativa multilaterale, in vista anche del voto presidenziale statunitense.

