GIUDICE DI PACE MARANO E POLEMICHE. “MINACCE E MOBBING”: LA DIPENDENTE COMUNALE DENUNCIA ALLE AUTORITA’. “PRESSIONI PER FAR RITIRARE L’ORDINE DI SERVIZIO CON CUI ERO STATO TRASFERITA PRESSO LA STRUTTURA”

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La storia del Giudice di Pace di Marano, dei presunti ricatti, dei presunti favoritismi e delle presunte estorsioni avvenute all’interno della struttura, tese a favorire determinate persone e contesti, denunciati da un sedicente consulente tecnico, non è stata per niente chiarita né tanto meno si è esaurita.

Al netto di chi sia stato effettivamente a denunciare comportamenti non limpidi (per usare un eufemismo) di un dipendente comunale, su cui naturalmente indagheranno le autorità competenti, c’è un’altra storia – collegata ad essa – non ha ancora chiarita e a tenere ancora banco.

C’è la storia di un dipendente comunale, quello chiamato in causa negli esposti, trasferito dal Giudice di pace a un altro ufficio comunale, ma poi riportato immediatamente al suo posto per motivi mai precisati, e quella di una dipendente che da un altro settore dell’ente era stata trasferita proprio al Giudice di Pace e che invece, con sommo stupore, appena arrivata nel presidio giudiziario, è dovuta tornare nel precedente comparto di appartenenza. Sullo sfondo vi sarebbe una storia di illegittime pressioni e forzature.

La dipendente in questione, tramite i suoi legali, ha presentato denunce per mobbing all’autorità competente, sostenendo di essere stata vittima di “fortissime pressioni da parte di un collega in forza al Comune e anche dell’amministrazione comunale, nella persona di un funzionario”. Sono denunce già formalizzate.

Cosa è accaduto?

C’era un ordine di servizio che sanciva il trasferimento della donna al Giudice di pace, chiaro e legittimo secondo i difensori della persona coinvolta, seguito poi da dietrofront e “un inspiegabile silenzio e mancato intervento dell’amministrazione cittadina”. Parole che si leggono nell’atto di denuncia. L’esposto, secondo quanto contenuto dalla nota dei legali, è stato inoltrato anche al primo cittadino di Marano.”

Un passaggio della denuncia

“In qualità di procuratore della signor omissis., dipendente del Comune di Marano di  Napoli, vittima di forti pressioni a seguito suo trasferimento presso uffici Giudice di Pace di Marano e successivamente dopo pochi giorni, ritrasferita all’Ufficio di provenienza del Comune di Marano a seguito forti pressioni da parte del dipendente omissis e persone a Lui vicine. Lo scrivente a tutela della sua assistita ha immediatamente fatto esposto alla Procura della Repubblica di Napoli Nord e Sindaco di Marano al fine di far cessare tale fenomeno di mobbing e minacce”.

GIUDICE DI PACE, UNA STORIA SEGNATA DA INCREDIBILI E GRAVI VICENDE.

La storia del Giudice di pace, nella sua interezza, mette i brividi. Sono anni che circolano voci inquietanti su alcune persone; sono anni che il Comune spreca soldi pubblici per pagare due privati che, per l’inerzia dell’ente comunale, ha perso due terzi della proprietà della struttura; sono anni che si susseguono controlli e blitz di ispettori del lavoro o di altri organi. E’ da tempo che si prosegue in regime di sine titulo, non c’è alcun contratto tra il municipio e i privati.

Il Giudice di pace va rivoltato come un calzino, in tanti aspetti, anche del personale, e sicuramente andrebbe trasferito presso altra sede da individuare sul territorio cittadino. Lo scriviamo da anni. Ma molti fingono di non capire, come quelli che, senza entrare nel merito delle vicende, sottoscrivono comunicati (di una banalità sconcertante e senza pensare alle ripercussioni per alcune persone) a tutela di un presidio in cui ad essere tutelati sono soprattutto determinati addetti ai lavori.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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