La questione privacy è diventata ormai una sorta di barzelletta al Comune di Marano. Da mesi, anni, vengono coperti i dati sensibili e non di chi ottiene, ad esempio, un permesso a costruire. Tale circostanza, naturalmente, impedisce ai cittadini e agli organi di stampa di conoscere i nominativi di chi usufruisce di permessi e quant’altro e di svolgere qualsivoglia tipo di controllo popolare degli atti. Tutto in nome della privacy, insomma, che però sembra cozzare, e tanto, con un altro importantissimo principio: quello della trasparenza amministrativa.
Ieri, però, gli uffici comunali preposti, che seguono la linea dettata dai funzionari di vertici del municipio, con un altro “colpo” da maestro hanno addirittura oscurato il nominativo di chi si è aggiudicato un bene confiscato alla camorra, uno dei locali commerciali di via San Rocco, un tempo di proprietà della famiglia Simeoli. Locali, sei in totale, per i quali da anni l’ente non riesce a trovare soggetti o associazioni interessate. Uno, però, l’ha trovato, eppure non è dato sapere.
Il riassunto è il seguente: un locale confiscato alla camorra, assegnato a un cittadino o un’associazione il cui nome però non deve essere reso noto.
Nella determina pubblicata dal settore urbanistica del municipio maranese è tutto oscurato, ma ciò non attiene a una data di nascita, a un indirizzo o un codice fiscale: è oscurato bensì tutto il nome di colui che, a seguito di un bando pubblico, se l’è aggiudicato. Giusto, sbagliato sotto il profilo normativo? A noi sembra un’enorme contraddizione, qualcosa di incomprensibile. Ma c’è una normativa, un codice antimafia che fa riferimento alla necessità della trasparenza per casi come questi?
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