Il prefetto di Napoli Michele di Bari ha firmato dodici interdittive, nell’ambito dell’attività di prevenzione antimafia, a carico di aziende di Napoli e dell’area dell’hinterland vesuviano. Più in particolare, ecco la strategia adottata dal numero uno di Palazzo di Governo, nel corso di una più ampia azione di controllo delle attività lavorative che vengono svolte nel corso della nostra area metropolitana: sono ben otto le interdittive che riguardano società operanti nella zona portuale di Napoli, in particolare nel settore dei trasporti e dei carburanti o dei prodotti petroliferi. Poi vanno prese in considerazione le quattro interdittive a carico di ditte operanti nel settore commerciale e nelle costruzioni, tra Portici, Torre Annunziata e Volla.
Un’attività resa possibile dal lavoro messo in campo dalla task force interna di esponenti delle forze dell’ordine e ispettori fortemente voluta dal prefetto di Napoli. Chiara la strategia: intervenire su opacità e punti critici nella gestione del lavoro all’interno di consorzi e aziende che sono impegnate sul territorio. Edilizia, trasporti, carburanti sono i settori maggiormente attenzionati da parte della Prefettura. Una serie di interventi che sono stati definiti in sede di comitato per l’ordine pubblico, in relazione a un doppio obiettivo: tracciare il lavoro, fare in modo che ogni singola commessa (anche quando subentrano subconcessioni) finisca al centro di procedure trasparenti e garantite; in secondo luogo, assicurare sicurezza ai lavoratori e ai cittadini che convivono con la presenza di cantieri e di strutture lavorative.
Due esigenze che vanno calate all’interno di un mercato poroso, segnato anche da infiltrazioni di natura camorristica. Ma a leggere le carte degli interventi culminati nelle interdittive antimafia, c’è un intero mondo da passare al setaccio. In alcuni casi, sono stati rinvenuti contatti tra aziende specializzate nella rimozione dei rifiuti e personaggi che in un recente passato sono stati condannati in via definitiva proprio per traffico illecito di rifiuti. Anche in questo scenario, si lavora su asset societari, manodopera e macchinari, su ragioni sociali e profili individuali che passano da un’impresa ad un’altra.
Interdittive che però, in molti casi, vengono aggirate con escamotage burocratici (cambi di sede sociale e nomi dei titolari) o che non vengono talvolta prese in considerazione da diversi comuni, che non si impegnano nella rimozione di tabelle commerciali di ditte interdetti o nel revocare contratti stipulati a suo tempo con la pubblica amministrazione. C’è un’ampia zona grigia di cui nessuno parla, se non il nostro portale.
























