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Il giro di tangenti ricostruito dalla Procura supera i tre milioni di euro e, secondo l’accusa, sarebbero consistito in favori, ma anche in denaro per togliersi piccoli sfizi e per garantirsi veri e propri lussi. In cambio, Giovanna Boda, ex capo del Dipartimento per le risorse umane, finanziarie e strumentali del ministero dell’Istruzione, avrebbe favorito l’imprenditore Federico Bianchi di Castelbianco e le aziende da lui gestite nell’aggiudicazione di appalti, consentendo anche la partecipazione a riunioni riservate che si tengono nella sede del ministero e recapitando in anticipo le bozze dei bandi. Una vicenda che ora costa alla donna una condanna a 2 anni e 2 mesi di reclusione, stabilita ieri dal gup tenendo conto di un importante sconto di pena per la scelta del rito abbreviato e per la decisione di collaborare con la Procura durante le indagini. L’ex dirigente doveva rispondere di corruzione e anche rivelazione del segreto d’ufficio. Il pubblico ministero Carlo Villani ha sottolineato che l’ex capo dipartimento del Miur era stata «offuscata dal potere», che l’ha portata ad un «delirio di onnipotenza».
IL COLLABORATORE
Condannato anche l’autista della ex dirigente, Fabio Condoleo: per lui, sempre in abbreviato, sono stati disposti 3 anni e 4 mesi. L’accusa è quella di avere fornito «indispensabile intermediazione e supporto» nel giro di corruzione, con servizi per 104.980 euro in favore della Boda e dei suoi familiari, effettuati dal 2018 al 2021, e di avere fatto da intermediario in diversi pagamenti per conto della donna.
I PROSCIOGLIMENTI
Nel corso dell’udienza di ieri ci sono anche state tre assoluzioni: Alessandro Ascoli, funzionario del Ministero, assistito dall’avvocato Cesare Placanica, che era accusato di aver ricevuto da Bianchi un motorino e un computer, Maria Beatrice Morano, della commissione di valutazione dei progetti presentati dalle scuole per l’assegnazione di fondi Miur, che era sospettata di avere ricevuto circa duemila euro, ed Edoardo Burdi, legale rappresentante di una delle aziende dell’imprenditore, che era finito sotto inchiesta per reati fiscali. Per questa vicenda altre 9 persone, tra le quali Bianchi, hanno scelto di essere giudicate con rito ordinario e sono un processo.
LE ACCUSE
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, dal gennaio 2018 all’aprile 2021, le aziende gestite da Bianchi di Castelbianco avrebbero ottenuto affidamenti e incarichi dagli istituti scolastici per milioni di euro. Dalle indagini era emerso che l’imprenditore avrebbe regalato alla Boda di tutto: un materasso, una fornitura di biscotti, un frigorifero da sistemare nel suo ufficio al ministero dell’Istruzione, lezioni di sci, servizi di autista per sé e i familiari, una baita in montagna, una domestica, un viaggio, oltre a denaro in contanti. L’imprenditore, tramite le sue aziende, avrebbe anche stipulato contratti di collaborazione con diverse persone segnalate dalla ex dirigente.
LA SEGRETARIA
Fondamentali per le indagini, le dichiarazioni della segretaria della Boda, che aveva scelto la via del patteggiamento, insieme ad altre cinque persone coinvolte nell’inchiesta. Aveva raccontato che la dirigente «faceva principalmente spese personali, come chirurgia, parrucchiere o unghie, lasciando mance generose». E ancora: «Era un continuo chiedere soldi e mi sono trovata anche ad anticipare io».
La Boda era accusata anche di rivelazione del segreto d’ufficio per avere anticipato a Bianchi, prima della pubblicazione, la bozza di un bando. Dalle indagini è emerso che l’imprenditore sarebbe anche stato invitato «a partecipare a riunioni tenutesi presso il Ministero nelle quali si doveva decidere la ripartizione dei finanziamenti alle scuole», si legge nell’avviso di conclusione delle indagini.
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