Un esempio su tutti sono i Quartieri Spagnoli, fino a pochi anni fa un’area considerata un forte inespugnabile della camorra e, ora, è diventato uno dei centri della movida napoletana. Qui, ogni sera, centinaia di giovani e meno giovani affollano i sempre più numerosi baretti nati nella vecchia pianura mentre, di giorno, un vero e proprio fiume di turisti, tra cui molti stranieri, percorre i caratteristici vicoli che conducono all’ormai celebre murale di Maradona. Una folla festante che, acquistando un cocktail o un gadget, ha cambiato l’economia della zona. Un fenomeno che non è sfuggito, però, agli occhi attenti del “sistema”, costantemente alla ricerca di modi per incassare soldi facili. Inizialmente, secondo la polizia, i clan puntavano sulle estorsioni. Gli esattori hanno battuto a tappeto la zona imponendo il pizzo soprattutto a quelle imprese che, grazie ai turisti, avevano incrementato i loro affari. I metodi utilizzati erano vari, dalla semplice imposizione di un “regalo per i detenuti” all’acquisto forzato di spazzatura da rivendere ai clienti a prezzi più alti. Tuttavia, nel giro di breve tempo, i clan capirono che con il racket si accontentavano delle briciole e, per questo motivo, cambiarono strategia. Perché imporre il pizzo a un bar o un ristorante quando potrebbero, ad esempio, trasformarsi in un’attività grazie ai soldi guadagnati con lo spaccio di droga? Così, nel giro di pochi mesi, sono comparsi come funghi tanti piccoli locali, tutti riconducibili a soggetti noti. Un modello semplice e collaudato. Un bancone, qualche tavolo lungo la strada e l’offerta di cocktail a pochi euro.
© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNewsNapoli, spritz e cocktail: la malavita investe e ricicla
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