S’intitola “Piano d’azione per il Parlamento europeo” ed è una comunicazione “confidenziale” della missione del regno del Marocco all’Ue. L’ambasciatore Menouar Alem propone al ministero degli Esteri di Rabat una dettagliata operazione che ha l’obiettivo di “promuovere gli interessi del Marocco” all’interno dell’Eurocamera. Un piano dettagliato che prevede la raccolta di “informazioni, promozione e attività di lobbying”. Il documento è datato 4 gennaio 2013, quasi dieci anni prima dell’inchiesta della procura del Belgio su alcuni politici, accusati di essersi fatti corrompere dai servizi segreti di Rabat, per influenzare le decisioni del Parlamento Ue. Un gruppo che per gli investigatori è guidato da Pier Antonio Panzeri, europarlamentare del Pd (e poi di Art.1) fino 2019. Le indagini partono proprio in quell’anno, ma tutta una serie di documenti classificati potrebbe retrodatare l’inizio di questa storia di almeno un decennio. Il nome del politico italiano, infatti, è citato più volte in alcuni cablogrammi riversati in rete dal 2015: sono i Maroc-leaks, che svelano le manovre di lobbying portate avanti in tutto il mondo da Rabat. E che potrebbero spiegare perché nel 2019, dopo aver concluso il mandato da Europarlamentare, Panzeri resta a Bruxelles dove mette in piedi la ong Fight Impunity, finita al centro dell’inchiesta dei magistrati belgi.
Lo Snowden del Maghreb – A mettere in rete i Maroc-leaks è un anonimo mai identificato, noto come “Chris Coleman”: potrebbe essere un funzionario infedele di Rabat, uno Edward Snowden del Maghreb o il frutto di una manovra dei servizi algerini (come sostengono quelli marocchini). L’autenticità dei cablogrammi, però, non è in discussione, dopo numerose inchieste giornalistiche. Anche perché non è mai stata contestata dal governo marocchino. Che, come emerge e viene confermato dalle carte, è autore di un piano di lobbying per influenzare le scelte delle più alte istituzioni comunitarie sul dossier del Sahara occidentale, pomo della discordia tra il regno cherifiano, che nel 1976 si è impossessato con la forza dell’ex colonia spagnola, e l’Algeria, che sostiene a debita distanza il movimento indipendentista sahrawi, il Fronte Polisario. Ma l’attività dei marocchini è molto vigile anche sul fronte degli accordi commerciali con l’Ue, che nel 2020 valevano più di 35 miliardi di euro l’anno.

“Panzeri ci ha assicurato sostegno” – I negoziati che porteranno all’accordo di libero scambio cominciano nel 2013, lo stesso periodo in cui i marocchini studiano il loro Piano d’azione top secret. È una summa degli strumenti di “informazione, promozione e lobbying”, così si legge, che il Regno Nordafricano metterà in campo per “la promozione degli interessi di Marocco in seno al Parlamento Europeo nel 2013”. Le missioni sono indicate per punti, il nome di Panzeri arriva alla primo paragrafo, dove si propone di “sostenere le prossime scadenze marocchine-europee” intensificando incontri, seminari e trasferte. Il funzionario dell’ambasciata di Bruxelles chiarisce che Panzeri, capo della delegazione del Europarlamento per il Maghreb, “ha accolto con favore queste iniziativa e ci ha assicurato il suo sostegno nella realizzazione”. Il piano farà perno sul gruppo di amicizia Ue-Marocco e sulla commissione parlamentare mista Ue-Marocco.
“L’ambiguità costruttiva di Panzeri” e il viaggio di “copertura” a Tindouf – Il viaggio ‘bluff’ di Panzeri. Tra i cablo è presente anche la “preparazione” di un viaggio di Panzeri, pensato per essere una sorta di trasferta di copertura. È l’ottobre del 2011, l’ambasciatore Alem annuncia che l’italiano si recherè a Tindouf in Algeria, dove ci sono alcuni campi dei rifugiati saharawi. Secondo la nota, prima di partire un “consigliere” di Panzeri incontra un diplomatico marocchino a margine di una plenaria a Strasburgo. Il primo ha un messaggio per il secondo. Gli analisti di Rabat annotano: “La visita è indispensabile per rafforzare la credibilità di Panzeri nei confronti di Algeria e Polisario, visto che è accusato di essere pro Marocco. Non è interesse del Marocco che Panzeri sia percepito così”. Il consigliere di Panzeri, inoltre, garantisce che l’eurodeputato “non evocherà né l’autonomia con il Polisario, né farà una dichiarazione in questo senso. Si limiterà ad ascoltare gli interlocutori”. Secondo l’ambasciatore marocchino, Panzeri “è molto cosciente della sensibilità della sua visita e fa uno sforzo significativo per giustificarsi”. Promette “di tenere informata la missione dell’evoluzione del suo programma”. Ma soprattutto, si legge nel documento, gli sviluppi recenti vanno inseriti nella prosecuzione di un lavoro metodico iniziato da Panzeri dai primi mesi che hanno seguito la sua elezione alla testa della Delegazione Maghreb. La nota segnala “l’ambiguità costruttiva” usata da Panzeri nei confronti delle varie parti, atteggiamento che “dimostra un’agenda politica di lungo respiro”. E, soprattutto si sottolinea che l’eurodeputato può essere tanto “un alleato di peso” quanto un “duro avversario”. Da questo punto di vista, continuano i diplomatici mrocchini, “gli sviluppi recenti dimostrano, nella linea politica di Panzeri, una continuità raramente osservata negli altri eurodeputati”. In ogni caso, concludono, l’eurodeputato va “preparato” e deve avere almeno un colloquio con alcuni responsabili per essere “brieffato in maniera appropriata”.
“Le cattive azioni del giornalista” che chiede dei diritti umani – Meno di due anni dopo, tra il 20-24 giugno 2013, Panzeri torna in Marocco. Stavolta con la delegazione di sei europarlamentari del gruppo S&D e relativi consiglieri, compreso l’assistente Francesco De Giorgi. Il rapporto – firmato dal consigliere diplomatico della Camera Mounier El Jaffali – elenca uno per uno gli incontri con gli organismi politici e cooperativi marocchini. Per due volte Panzeri incontra il solito Atmoune. Nonostante l’attenta regia dell’operazione, però, non tutto fila liscio. Il 23 giugno la delegazione si trasferisce da Casablanca a Laayoune, provincia contesa tra Marocco e il Fronte Polisario, tra le tendopoli dei saharawi. Gli eurodeputati chiedono di poter incontrare 10 carcerati per reati di opinione, ma il direttore del carcere si rifiuta. Chiedono allora di un detenuto minorenne, ma ottengono solo la conferma che sta lì. Il rapporto termina con delle note, che raccontano di alcune azioni di disturbo: un giornalista della tv locale Rtm fa troppe domande, fino “infastidire” la delegata francese Emmanuel Le Texier, che non vuole rispondere. Ragion per cui viene prontamente informato il governatore, che a sua volta chiama il direttore regionale della rete. “Quest’ultimo – scrive il consigliere diplomatico – mi assicurò che il giornalista non sarebbe tornato in albergo, che avrebbe indagato sulle sue cattive azioni”.






















