MARANO STORY, VISCONTI E GLI ULTIMI DUE COMMISSARIAMENTI. CIO’ CHE ACCADDE E CIO’ CHE (PURTROPPO) STA ACCADENDO

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Verso la fine del 2016, quando il Comune fu sciolto per mafia (era la terza volta), a Marano si insediò una triade commissariale che di lì a poco sarebbe stata parzialmente modificata nei suoi componenti. Al prefetto Reppucci, per volere della prefettura di Napoli, subentrò il prefetto Di Menna. Nel corso dei 18 e passa mesi in cui restò all’opera la triade (prima e seconda parte), fu dichiarato il dissesto finanziario. Si fece però parecchio (per merito di un commissario, Greco) sul fronte del recupero di crediti vantati dal municipio: importi sostanziosi per servizi idrici evasi da parchi e condomini morosi; si diede vita, poi, a un rifacimento di alcune strade; fu avviata e conclusa la procedura per il riscatto del diritto di superficie (per chi possiede case costruite da cooperative su suoli comunali); fu rescissa la convenzione con la società dei Cesaro per ciò che concerne l’area Pip; furono avviate le procedure per lo sgombero della palazzina abusiva dei Polverino (via Sant’Agostino). Si optò, infine, per la chiusura del mercato per ragioni di sicurezza. Fatti, gli ultimi citati, di grande rilevanza amministrativa che dovevano essere seguiti e che necessitavano di continuità e ulteriori provvedimenti.

Non furono portati a compimento, per colpa di un membro della commissione, importanti provvedimenti per lo spostamento o rimozione di alcuni dipendenti: il turn over negli uffici fu di fatto bloccato e tante furono le ombre nella gestione del personale. Molte cose non si possono (ancora) scrivere, ma qualche addetto ai lavori sa cosa accadde e cosa produssero alcune scelte a dir poco nefaste.

L’esperienza Visconti è stata segnata a sua volta da molte criticità: l’ex sindaco ha pagato per la sua estrema testardaggine, per non essersi circondato di consiglieri di livello, ma soprattutto perché non ha ascoltato i consigli di Terranostranews. Quando un Comune è reduce da uno scioglimento per per mafia, il sindaco che si insedia dopo – che deve fare i conti anche con il dissesto finanziario – deve saper fare due o tre semplici cose: leggersi la relazione che ha portato allo scioglimento dell’ente, individuare le principali criticità (beni confiscati, abusi edilizi e qualche appalto, di solito tutto si riassume in questa casistica), e agire di conseguenza. Dopo aver letto (bene) la relazione, deve individuare (per la giunta) assessori di grande levatura, considerati negli ambienti prefettizi e delle forze dell’ordine. In consiglio comunale, accanto a giovani neofiti, volenterosi ma che non conoscono la storia del municipio, occorrono due o tre persone di comprovata esperienza, dialetticamente abili e di sicura affidabilità.

Visconti, e prima di lui Liccardo e altri sindaci sciolti per mafia o comunque da sciogliere (a Marano quasi tutte andavano sciolte per analoghi motivi), scelse invece la strada che porta di solito al suicidio politico e amministrativo. Il gioco, da anni, è sempre lo stesso: il sindaco, che ha una marea di problemi da risolvere, si affida a qualcuno che possa togliergli le castagne dal fuoco. Ma a quel punto cade nella rete (dei favori avuti e quindi da fare) e resta fregato. E invece no: il sindaco non deve guardare in faccia a nessuno, deve muoversi nell’ottica del raggiungimento del massimo risultato per la cittadinanza e con il minor dispendio di soldi. Deve essere dinamico, sveglio e non ascoltare le sirene dei consiglieri che hanno interessi di natura urbanistica o affaristica. Né tanto meno deve lasciare campo libero a tecnici e funzionari. Se gli dai mezzo dito, ricordatelo sempre, prenderanno anche la mano.

Legarsi a qualcuno, negli uffici o nel civico consesso, è un errore fatale, spesso pagato amaramente dai primi cittadini di Marano. Il sindaco deve avere la forza di imporre tecnici o dirigenti (se le norme e le casse glielo consentono) svincolati da logiche territoriali e anch’essi, come gli assessori, apprezzati in determinati ambienti. Fatto questo, il risultato (con un po’ di buona volontà, pazienza e capacità comunicativa) è quasi sempre assicurato.

Dopo Visconti, sciolto per mafia (come Liccardo) per l’incapacità di saper leggere la storia di Marano (se vuoi fare il sindaco, devi spezzare ogni tipo rapporto con personaggi del territorio “fraciti” fino al midollo), sono arrivati altri tre commissari. E qui il nostro racconto potrebbe dilungarsi per ore, ma non lo faremo perché rischieremmo di scivolare in discorsi che il cittadino comune non comprenderebbe o non vuole comprendere.

Abbiamo scritto, in queste settimane, cose che dovrebbero far tremare le vene ai polsi, ma non le ripeteremo perché anche la politica, quella extra regionale, è al momento correa con una determinata gestione. Ci sono cose di una gravità inaudita, ma i cittadini non sono pronti: quando si parla di legalità vera sono in tanti a storcere il naso, sono in tanti a nascondersi. Molti preferiscono non inimicarsi prefetti e funzionari e i motivi sono noti e chiari. Pertanto non scriveremo altro, anche perché le forze di polizia – più volte sollecitate su alcuni punti – non ne vogliono sapere.

L’arrivo del comandante Maiello è stato l’unico fattore positivo in questi mesi, ma Maiello – che lavora due giorni alla settimana a Marano (è impegnato anche a Pomigliano) – avrebbe potuto fare molto, ma molto, ma molto di più. Avrebbe potuto mettere ordine in vicende annose mai affrontate dalla politica locale, spesso dedita al compromesso. Maiello, purtroppo, ha il freno a mano tirato e a Marano resterà al massimo altri 4-5 mesi. Qualcosina è stato fatto, ma non c’è stata continuità e tante cose (importanti) sono andate e andranno a pu….

 

 

 

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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