
Si è concluso con sette ergastoli e due condanne a 12 anni di reclusione il processo sull’omicidio di Luigi Barretta, assassinato nel 2005 nell’ambito di un’epurazione interna al clan Amato-Pagano di Secondigliano.
Il «fine pena mai» è stato inflitto, a vario titolo, dal giudice lo scorso 20 gennaio, nei confronti di Carmine Amato, Ciro Caiazza, Lucio Carriola, Enzo Notturno, Carmine Pagano, Cesare Pagano (nella foto) e Salvatore Rosselli. Ai collaboratori di giustizia Antonio Caiazza e Carmine Cerrato sono stati invece inflitti 12 anni di reclusione – per il riconoscimento di un’attenuante e per il rito scelto – in relazione all’omicidio mentre non si è ritenuto di dover procedere nei loro confronti per quello che riguarda la contestazione relativa alle armi «perché il reato è estinto per intervenuta prescrizione». Si tratta di una sentenza, particolare, quella emessa dal giudice per le udienze preliminari del 27esimo ufficio di Napoli, il quale ha tenuto di non tenere conto della «dissociazione» degli imputati invocata in aula.

























