Punti di vista. Adriano Pistilli: “Privatizzare Asìa per salvare Napoli”

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Alcuni giorni fa al Sindaco Manfredi è stato presentato un dossier sui rifiuti
che comprende, tra le altre cose, gli strumenti per aumentare la raccolta
differenziata, oggi al 37,6% in città, la realizzazione dell’impianto di
compostaggio da 30mila tonnellate a Napoli Est e la lotta contro l’inciviltà e gli
atti vandalici. Asìa ha censito decine di discariche illegali di rifiuti; alcune si
trovano in prossimità dei campi rom, altre un po’ sparse in tutta la città, dal
centro storico ai quartieri di periferia, ma anche a Posillipo. L’Asìa interviene
su queste aree con bonifiche periodiche in quanto i rifiuti sono abbandonati
dai cittadini incivili nei giorni non previsti e negli orari non consentiti anche nei
quartieri dove si raccoglie con il porta a porta. A Napoli, poi, si incendiano
campane in ogni quartiere e nel corso del 2020 ne sono state danneggiate
647; non mancano inoltre violazioni e altri atti di teppismo diffusi e nel 2020
sono state elevate 669 multe per 213.450euro.
Causa carenza fondi, sui giornali e non solo, si sta discutendo della possibilità
di privatizzare l’Asìa.
Abbiamo necessità di abbandonare una gestione “braccia e carretta” e
passare ad una gestione industriale del ciclo rifiuti, quella che serve per
rendere i rifiuti una ricchezza e non un problema garantendo cospicue entrate
per migliorare sempre più il servizio, abbassare la TARI ed evitare il “turismo
dei rifiuti” che danneggia la matrice aria a causa dei camion che girano per
tutt’Italia.
I cittadini si pongono il problema che i privati gestiscano il servizio ma noi
privati ci vantiamo di voler assumere questa responsabilità per affermare un
profilo imprenditoriale non egoista con a cuore la tutela dell’ambiente e del
benessere dei cittadini. Noi privati vogliamo evidenziare come il disastro rifiuti
a Napoli risalga agli anni ‘80 e ‘90 e noi che nel 2021 cerchiamo di mettere le
pezze in un disastro meritiamo una medaglia al valore civico e di non essere
censurati e circondati dal sospetto di volerci “pappare” i quasi 250 milioni che
girano in città attorno al business rifiuti.
Il vero guaio è che attiriamo la provinciale “invidia sociale” che non riconosce
capacità negli imprenditori ma si spettegola sospettando imbrogli e malefatte
dietro un arricchimento. Questo atteggiamento non è lo stesso del ricco e
industriale nord Italia: noi invece siamo una regione che vive di sussidi
pubblici, una regione di disagio sociale in cui si consuma e non si produce
ricchezza, una regione che, se fosse uno Stato autonomo, sarebbe ai livelli
dell’Africa.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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