Onoranze funebri, chiesto il rinvio a giudizio per 21 persone: “Hanno aiutato i Cesarano ad aggirare le interdittive antimafia”

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I magistrati della Dda hanno chiesto il rinvio a giudizio per 21 persone. Sono accusate a vario titolo di inosservanza dei provvedimenti dell’autorità pubblica, intestazione fittizia, illecita concorrenza, reati (gli ultimi due) aggravati dal metodo mafioso. L’indagine, di cui tanto si è scritto nei mesi e negli anni scorsi, nacque nel 2018 quando in alcuni comuni, Marano, Pozzuoli, Calvizzano e Quarto, fu segnalata la presenza di manifesti funebri privi di logo, e quindi non riconducibili ad alcuna ditta, e carri di proprietà di società del Casertano, del Salernitano o del basso Lazio.

Ditte sconosciute ai più, che avrebbero aiutato le aziende dei Cesarano ad aggirare le interdittive antimafia di cui erano stati destinatari e i successivi sequestri disposti dall’autorità giudiziaria.

Il rinvio a giudizio è stato chiesto per Ciro e Giacomo Cesarano, figli del defunto Alfonso, Giuseppe Albano, Michele Castaldo, Angela Cavagnuolo, Teresa Capobianco, Luciano Conte, Massimo Trincone, Giovanpaolo Verrillo, Giuseppe Esposito, Luisa D’Amodio, Giuseppe Cavallo, Luigi Izzo, Monica Liguori, Maria Botta, Massimo Manduca, Maria Pacilio, Lucia Papillo, Giovanni Passaro Menna, Giuseppe Ricci e Claudio Tiseo. Le ditte coinvolte, oltre a quelle dei Cesarano, sono le seguenti: Trincone, Liguori, Pacilio, Verrillo, Multibam servizi, Cavaliere Esposito e Santa Lucia.

 

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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