La stazione dell’Alta Velocità di Afragola fu inaugurata nel giugno 2017 in fretta e furia, a cantieri ancora in corso, con alcune vie di fuga inaccessibili, e in assenza di un collaudo valido, per consentire l’incasso di finanziamenti del governo e di premi di produzione per i dirigenti di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi). Dirigenti che non hanno ancora un nome e un cognome, e che secondo la Procura di Napoli Nord guidata da Francesco Greco – come riporta Il Fatto Quotidiano – potrebbero essere presto indagati per truffa aggravata e malversazione ai danni dello Stato. Per il momento l’ufficio della magistratura inquirente ha compiuto l’iscrizione solo a modello 44: reati noti (gli articoli 640 secondo comma e 316 bis del codice penale), persone da identificare.
L’accusa emerge tra le pieghe delle migliaia di pagine di un’inchiesta ricca di intercettazioni e di perizie tecniche. Nelle quali si respira l’agitazione e l’urgenza che circa tre anni fa accomunava i tecnici di Rfi spa e la politica locale, uniti nello scopo di aprire il più presto possibile la stazione. Mettendo in secondo piano – secondo gli investigatori – la sicurezza dei passeggeri e dell’infrastruttura. Salvo poi ascoltare il terrore dell’ufficio tecnico comunale di Afragola, i cui responsabili, intercettati un mese dopo insieme al sindaco Pd Domenico Tuccillo grazie a una cimice infilata sotto una scrivania di una stanza del Municipio, sfogano le loro paure durante una riunione nella quale si discute se sia il caso di avviare o meno le procedure pubbliche di chiusura della stazione aperta da poco: “Se domani cadesse una trave e morissero dieci persone, chi passa il guaio”? “Lo passeremmo anche noi, lo sappiamo che manca il collaudo statico. Ma chi lo doveva sapere?”.
Il 28 giugno 2017, tre settimane dopo l’inaugurazione, l’ad di Rfi Gentile fu sentito in procura come teste. Fu l’occasione per provare a chiarire il perché di una “inspiegabile accelerazione dell’attivazione di un’opera incompleta”, come riassume il pm. Gentile mise a verbale “che l’inaugurazione del nodo ferroviario, intervenuta a cavallo con l’inizio del periodo estivo e vacanziero, avrebbe comportato un netto miglioramento dei collegamenti ferroviari dedicati al traffico passeggeri, che la stagione estiva alle porte si prevedeva potesse incrementare”. Previsione che per la verità non si avverò: la Tav di Afragola rimase per diversi mesi una cattedrale nel deserto dei pochissimi passeggeri che la usarono tra le mille difficoltà del parcheggio sequestrato e del bar chiuso.
Dunque, secondo la Procura la “fittizia rappresentazione della conclusione” dei lavori di Afragola avrebbe consentito lo sblocco e il saldo delle somme dal Ministero delle Finanze, e “per i responsabili degli investimenti di Rfi coinvolti nella realizzazione del progetto Stazione AV di Afragola” sarebbe maturato “il diritto ad ottenere a titolo di premio incentivante gli emolumenti” stabiliti da un articolo, il numero 8, del Contratto di Programma. Di qui le presunte truffe e malversazioni compiute dichiarando di aver raggiunto gli obiettivi “rappresentando fatti non veri”.
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