Il declino degli ambienti naturali non è mai stato forte come in questi tempi. E la sua progressione non è mai stata così rapida. Una combinazione micidiale di quantità e velocità che nel breve periodo avrà come conseguenza la scomparsa di una specie vivente ogni otto. Detto in altri termini, un milione tra animali e vegetali è destinato ad estinguersi in tempi brevi. La sentenza è quella che emerge dal rapporto che l’Ipbes, la piattaforma intergovernativa sulla biodiversità e sui servizi degli ecosistemi , ha presentato nella sede dell’Unesco a Parigi al termine della propria riunione plenaria. «Stiamo erodendo le fondamenta delle nostre economie, dei mezzi di sussistenza, della sicurezza alimentare, della salute e della qualità della vita in tutto il mondo – ha commentato sir Robert Watson, presidente dell’Ipbes —. Il rapporto ci dice tuttavia che non è troppo tardi per fare la differenza, ma solo se iniziamo a cambiare, ora e a tutti i livelli, dal locale al globale».
Il rapporto
Lo studio è stato compilato da 145 autori provenienti da 50 Paesi più altri 310 contributor e ha richiesto tre anni di analisi di circa 15 mila diverse fonti scientifiche e governative. Valuta i cambiamenti avvenuti negli ultimi 50 anni, fornendo un quadro della relazione che intercorre tra lo sviluppo economico e il conseguente impatto sulla natura. Nello studio si evidenzia come circa 1 milione di specie tra animali e vegetali siano ora a rischio di estinzione e come molte di queste abbiano un orizzonte di sopravvivenza limitato a pochi anni. Il quadro che emerge dallo studio è impietoso e mostra come tre quarti dell’ambiente terrestre e circa il 66% di quello marino siano stati pesantemente modificati dalle azioni umane. Questo non è avvenuto in maniera uniforme: i danni sono stati evitati, o quantomeno contenuti, laddove le risorse siano gestite direttamente da popolazioni indigene o comunità locali. Ma a livello globale la situazione è sconfortante.
E l’inversione di rotta è possibile soltanto scegliendo di cambiare atteggiamento nei confronti della natura e della biodiversità. Con tutto quello che ne consegue anche sui nostri stili di vita. Meno inquinamento, minor ricorso ai pesticidi, minor utilizzo di risorse non rinnovabili, un diverso approccio con il cibo, con una riduzione dei consumi di prodotti di origine animale: tanti piccoli gesti che possono fare la differenza ma che comportano un deciso cambio di abitudini e di mentalità. «Non è troppo tardi per agire — dice ancora Watson —, ma solo se cominciamo da subito e a tutti i livelli, da quello locale a quello mondiale».



























