Per dieci anni, pur essendo vittima, ha vissuto col peso di rispondere davanti alla giustizia di aver ucciso il rapinatore che l’aveva legato, imbavagliato e picchiato in casa, assieme alla compagna. Prima con l’accusa di omicidio volontario, e poi per l’eccesso colposo della legittima difesa, che gli era costata la condanna a due anni e otto mesi di carcere e il risarcimento dei danni ai familiari del rapinatore ucciso. Ieri, la svolta. Diego Caioli, la vittima che senza volerlo si è trasformata in assassino, il commerciante romano che la sera del 7 gennaio 2008 era riuscito a liberarsi dal doppio cappio legato da due rapinatori entrati in casa armati, nel processo d’appello è stato assolto con formula piena dall’accusa di aver ucciso, in un eccesso di difesa, uno dei suoi aguzzini con la loro stessa pistola. E non dovrà nemmeno preoccuparsi di dover risarcire i familiari del rapinatore, della vittima, il cinquantenne Franco Frerè. La costituzione di parte civile è stata revocata dalla stessa sentenza firmata dal giudice Ludovica Cirolli.
Il Mattino
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