“Gionta fino alla morte”, in un quartiere di Torre Annunziata si inneggia ancora al boss

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“Nella buona e nella cattiva sorte, Gionta fino alla morte». Una scritta che inneggia ai «valentini», in un quartiere che – blitz, sequestri e arresti a parte – stenta a riprendersi i suoi spazi di legalità, ancora oscurato dall’ombra che si staglia da Palazzo Fienga. La vecchia roccaforte del clan Gionta, nel cuore del rione Carceri di Torre Annunziata, continua a rappresentare un simbolo troppo forte per un quartiere e per una fetta della città, nonostante sia un edificio ormai confiscato e nelle mani del Comune che deve studiarne la rinascita. La scritta è stata trovata a via D’Alagno, una delle stradine che compongono il complesso dedalo di vicoletti del quartiere, e costeggia Piazza Giovanni XIII con la sua Basilica della Madonna della Neve, proprio alle spalle di Palazzo Fienga. I poliziotti del commissariato di Torre Annunziata, guidati dal dirigente Claudio De Salvo, erano arrivati lì perché sicuri di poter trovare qualcosa. In un appartamento abbandonato all’interno di uno stabile fatiscente, al quale si poteva accedere solo da una porta blindata, gli agenti hanno trovato 165 piante di canapa indiana «impiccate» a testa in giù ad essiccare grazie ad un ventilatore, 16 chili di marijuana giù in una busta, altri 4 chili in confezioni da un chilo l’una e già pronta alla vendita, e ancora altre due buste più piccole da 275 e 270 grammi. L’impianto di essiccazione era collegato con un allaccio abusivo alla linea elettrica.

Il Mattino

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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