Al posto dell’airgun, nei mari del Salento la ricerca petrolifera potrebbe avvenire con «tecnologie alternative che utilizzano sorgenti a zero impatto sull’ambiente». Gli airgun sono cannoni ad aria compressa che scandagliano i fondali attraverso onde sismiche sottomarine mentre l’Ispra ora indica possibilità diverse. E così il ministero dello Sviluppo economico ha insediato un gruppo tecnico che dovrà effettuare «un supplemento di valutazione circa le indagini geofisiche relative alle prospezioni nell’area del Mar Ionio al largo delle coste salentine finalizzate alla ricerca nel settore degli idrocarburi».
Nel nuovo conflitto che si è aperto tra Palazzo Chigi e Regione Puglia dopo i casi Ilva e Tap, il Mise prova dunque a lanciare un segnale distensivo. Da vedere, però, se basterà perché Regione Puglia, Provincia di Lecce e sindaci del Salento hanno già alzato gli scudi. Nel mirino è il via libera arrivato dal ministero dell’Ambiente alla società americana Gobal Med LLC, che ha sede in Colorado, per fare ricerche petrolifere in due aree di mare prospicienti una serie di Comuni, sia ionici che adriatici: da Gallipoli a Ugento e da Otranto a Castro. Le concessioni sono due: la prima di 744,6 chilometri quadrati e la seconda di 749. Il fronte degli oppositori si è già mosso per cercare di neutralizzarle. In cantiere un ricorso al Tar ma anche, forse, una legge regionale per legare a nuovi vincoli il rilascio dei permessi di esplorazione.
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