Gentile dottore, sono molto preoccupato della crescita della mia bambina, o meglio di quella che fino a poco tempo fa era una bambina e che ora sta crescendo e diventa una piccola donna. I cambiamenti degli adolescenti sono così veloci che quasi non si riesce a capirli, sono improvvisi e colgono impreparati. Mia figlia tredicenne ha cominciato, con il nuovo anno scolastico, a chiedere di fare passeggiate pomeridiane da sola con le amiche, di partecipare a feste, sempre più frequenti, di andare in pizzeria con il gruppo che frequenta. Si tratta soprattutto di amici di scuola, ma ho capito che qualcuno di loro, per lo più maschi, sono anche più grandi e frequentano le superiori. Io sono geloso, devo ammetterlo e, contrariamente alla madre, non tollero di non trovarla a casa la sera, o che non pranzi con noi la domenica. Cosa vietatissima è per mia figlia dormire fuori, mentre sento che molto genitori lo consentono. Ultimamente poi sono preoccupatissimo per i continui messaggi e telefonate di un ragazzo della sua età. Insomma, ho perso la pace, caro dottore.
Claudio (San Giorgio a Cremano)
Il ruolo del padre è fondamentale ai fini dello sviluppo emotivo dei figli, dei maschi come delle femmine. Con quest’ultime in particolar modo si sviluppano delle dinamiche molto profonde, legate al senso di protezione e al possesso, destinate a venir fuori quasi sempre in adolescenza con modalità intrise di gelosia e di aspetti normativi orientati al rispetto delle regole in maniera ossessiva. L’iperprotezione verso la propria figlia è ovviamente frutto di proiezioni legate al proprio vissuto, da cui non ci si è ancora evoluti e che si manifesta con delle premure e delle attenzioni eccessive, che di solito vengono riservate a una età inferiore. Premure e attenzioni che possono limitare il progetto di vita, anche di una ragazza in età adolescenziale, limitandola nella sua autonomia e nella sua capacità di discernimento. Bisogna prepararsi alla separazione dai figli, lasciarli andare incontro alla vita che è l’unica titolare della loro libertà di scelta, nel bene e nel male. Se i figli sono figli della vita stessa, non si può pensare di agire per conto loro, sarebbe solo un sancire la loro debolezza, destinata a rimanere tale, se si interviene sempre con modalità anticipatorie. Chi sarà mai in grado di prendersi cura di sua figlia con le stesse premure che ha lei? Questo è il senso dei pensieri che tormentano il genitore, geloso di perdere l’esclusività del rapporto con la figlia. Questi presupposti potrebbero influire anche sulla scelta del futuro partner, che sarà sempre confrontato con l’immagine del padre, e potrà far sentire la ragazza inadeguata nella sua libertà di espressione. Ci sarà mai un uomo?
Raffaele Virgilio, psicologo e psicoterapeuta
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