’Ndrangheta sull’arenile e merda in mare – Oltre 450 chilometri più a nord, a Lavagna, provincia di Genova, a giugno, dopo l’arresto e la sospensione del sindaco Giuseppe Sanguineti, sono stati sequestrati diversi stabilimenti balneari del lungomare gestiti, secondo l’accusa, dalle famiglie Nucera eRoda-Casile della ’ndrangheta: il Comune sarebbe colpevole di aver omesso i controlli sugli scarichi abusivi dei chioschi illegali. Percorrendo di nuovo la costa tirrenica e attraversando lo Stretto troviamo a maggio il sequestro di un bottino da 15 milioni di euro, compresi diversi stabilimenti balneari, a Roberto Vacante, “esponente di rango apicale della Cosa nostra etnea” per la polizia. Tutto il patrimonio, spiagge incluse, seppur intestato a prestanome era riconducibile alla potente famiglia Santapaola-Ercolano. Su e giù per il Belpaese non c’è regione le cui spiagge non siano finite nelle mani della criminalità, così ritorniamo al nord e addirittura inVeneto. L’ultima relazione della Direzione nazionale antimafia, firmata dal procuratore Roberto Pennisi, è del 6 marzo: non si contano in Veneto gli stabilimenti balneari di proprietà di società o privati legati alle cosche mafiose, acquistati in contanti a prezzi fino a otto volte superiori a quelli di mercato, elemento che risultava già nei verbali della commissione parlamentare Antimafia di 22 anni fa (relazione Smuraglia, 1994) relativamente agli affari della cosca Fidanzati tramite il gruppo criminale denominato “Mafia del Brenta” di “faccia d’angelo” Felice Maniero.
Altra spiaggia, altro mare – In Campania stessi problemi, stessi guai. È il settembre 2015, meno di un anno fa e la Guardia di finanza di Salernosequestra beni per otto milioni, tra cui lo stabilimento balneare Bagni Savoia sul litorale di Pontecagnano Faiano, a un imprenditore “nullatenente” ma ritenuto dagli inquirenti appartenere al clan Pecoraro-Renna della Piana del Sele. Continuando il viaggio a ritroso lungo il mare italico i sequestri davvero non si contano. Dicembre 2014: stabilimenti balneari Leon e Mareusa, sequestrati a Fiumicino a Massimo Carminati, per la procura di Roma il capo indiscusso di Mafia Capitale. Marzo 2014: stabilimento balneare Lido Colaiunco, clan Alvaro, Rossano calabro (Cosenza). Settembre 2011: stabilimento Squalo beach, clan Scarci, Scanzano Jonico(Matera). Maggio 2011: stabilimenti balneari della riviera romagnola tra gli altri beni sequestrati per 2 milioni di euro alla ’ndrangheta. Novembre 2010: tre lidi balneari sul litorale domizio sequestrati a Raffaele e Guido Zagaria, ritenuti appartenenti al clan dei Casalesi. Il viaggio potrebbe continuare ancora a lungo e nessuno è immune, l’elenco può arrivare anche in Sardegna, dove le mafie – dalla Cosa nostra di Luciano Liggio agli stiddari, dalla Banda della Magliana a Camorra e ’ndrangheta – hanno investito capitali immensi sui litorali dell’isola spesso, purtroppo, cementificandoli, come affermava l’attuale seconda carica dello Stato Pietro Grasso, superprocuratore nazionale antimafia dal 2005 al 2012: “Esistono contatti tra mafie e malavita sarda per il traffico di stupefacenti e penetrazioni delle cosche in crescita nel settore turistico”.
Il Fatto
























