Quando Palladino, il consigliere trasformista passato da Ingroia e Gioacchino Alfano, chiese la “testa” di Marina Di Palma. Il malumore, il malcontento era già nell’aria e da tempo. Ben prima della mozione di censura presentata dalla minoranza. Le strade dei due si erano separate da alcune settimane e ieri il maresciallo di San Giovanni Rotondo, secondo le voci di dentro dell’amministrazione, avrebbe imposto il diktat: “se la Di Palma non si dimette non sarò presente in Consiglio comunale”.
Ma qual è stato il motivo per cui si sono rotte le cosiddette giarretelle? Alcune scelte della Di Palma (ieri scaricata in aula dalla sua stessa maggioranza), che non sono piaciute a Palladino, in primis l’avvicinamento o quanto meno il tentativo di avvicinamento della Di Palma, da lui sponsorizzata in giunta, al consigliere regionale Schiano. Ci sono stati anche altri fattori e altri motivi, che però poco avrebbero a che fare con la sfera politica.
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