De Magistris processa la sua giunta: «Poco coraggio, io lasciato solo»

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Una frustata che scuote la giunta e tutto il mondo arancione. Il sindaco Luigi de Magistris si sfoga – a margine della presentazione del nuovo sito web del Comune più snello ed efficace e ricco di notizie – destinata a lasciare il segno come ammette lo stesso ex pm: «Da gennaio parte una fase nuova e vale per tutti anche per la giunta» alla quale sembrano rivolti gli strali più pesanti del suo bilancio del 2017 ormai agli sgoccioli. Un processo che fa alla sua squadra, quella ristretta degli assessori e quella più larga della maggioranza quello che va in scena.

Il sindaco rispetto a sette anni fa è un’altra persona: chi si aspettava bandana e bordate si trova di fronte invece un de Magistris pacato, calmo ma determinatissimo nel fare piazza pulita di quello che non gli piace, che non va che a sua dire frena l’azione amministrativa e politica. Non sarà il solito rimpasto, «i cambi che farò saranno quelli che dovranno arrivare a fine consiliatura», spiega, indizio che lascia immaginare che qualche big della giunta lo ha deluso.

Quanti ne cambierà? De Magistris non fa numeri e nomi ma la sensazione che potrebbero essere almeno due o tre le poltrone che saltano è netta. Il segnale che le sue scelte sono già ampiamente maturate perché meditate, le sue parole hanno il sapore della sentenza più che dell’avvertimento. «Cambiamenti necessari – racconta il sindaco – perché da parte di qualcuno c’è stato un po’ un calo di tensione adrenalica, penso al periodo della Corte dei conti, al bilancio, alla cassa che languiva, ai pignoramenti. In quei momenti critici serviva una forza da leoni che il sindaco ha messo in campo, non da solo, con i mie più stretti collaboratori, con altri. L’ho detto e lo ribadisco, la battaglia sullo spalma-debiti, sulla norma approvata dal Parlamento l’ho fatta in prima persona, un corpo a corpo, nella consapevolezza che qualcuno non ci credeva e io ho bisogno di essere sempre affiancato da agente che ci crede fino in fondo e non parlo solo della parte politica».

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