Sulla questione degli espropri dell’area Pip, è stato ascoltato dai carabinieri del Ros, in due circostanze (26 gennaio e 11 febbraio del 2016), l’ex sindaco di Marano Mauro Bertini, ideatore del progetto Pip.
Ecco un estratto di quel verbale:
“Certo che successivamente alla mia decadenza da sindaco, ho partecipato ad una riunione con gli agricoltori-proprietari dei terreni da espropriare per il Pip, i quali mi avevano espressamente invitato a partecipare a tutela dei loro interessi: la riunione si tenne nel bar di San Rocco o in un locale adiacente. Vi erano presenti gli agricoltori, io e Angelo Simeoli, detto “Bastone”. Angelo Simeoli si presentò come colui che doveva materialmente pagare, anzi garantire il pagamento. Il prezzo era stato già stabilito nella convenzione, ovviamente in quella sede il predetto “Bastone” non disse che sarebbe stato pagato un prezzo inferiore a quello convenuto, si offrì solo come garante dell’effettività del pagamento. Ebbi il chiaro sentore che in quella riunione che il predetto rappresentasse se stesso come espressione imprenditoriale della camorra. Non so gli agricoltori abbiano tutti ottenuto il prezzo indicato nella convenzione. Qualcuno si è lamentato di non esser stato pagato, ma non ha mai denunciato per quel che mi risulta tali fatti. Questa riunione è successiva all’aggiudicazione dell’appalto da parte della ditta dei Cesaro: in quella riunione la presenza di Angelo Simeoli era espressiva, a mio modo di vedere, di una società di fatto con la ditta aggiudicatrice.
E ancora, nel febbraio del 2016:
“Ricordo che all’incontro, accanto a Simeoli, vi fosse anche l’architetto Sgariglia Biagio, all’epoca assessore all’Urbanistica. A tale proposito preciso che il Simeoli e lo Sgariglia erano quelli che presiedevano l’assemblea. Quando di parla di Biagio Sgariglia mi riferisco alla persona che senza dubbio ha seguito in prima persona tutto l’iter amministrativo del Pip, anche nel periodo successivo alla mia amministrazione”.
Chi si interfacciò con i proprietari terrieri? Ecco la risposta di Bertini.
“Da quanto mi riferiscono ha provveduto tale Paolo Di Maro, agronomo, non so se tale incarico sia stato affidato a Di Maro ufficialmente dai Cesaro o da altri”.
Gli inquirenti ritengono che le dichiarazioni di Bertini (non indagato al momento) “devono essere valutate con prudenza in quanto emerge (da altre intercettazioni riferite ad imprenditori maranesi oggetto delle indagini) l’esistenza di accordi corruttivi tra gli imprenditori e l’ex sindaco”.
Sulla vicenda fu ascoltato anche Sgariglia (31 marzo 2016), che ha aggiunto ulteriori particolari su quell’incontro, ricordando la presenza alla riunione di Raffaele Cesaro, l’ingegner Giannella e Paolo Di Maro.
“Fui informato della riunione dal sindaco Perrotta, il quale mi delegò a partecipare. Innanzi alla platea vi era un tavolo con delle sedie, dove prendemmo posto io, Paolo Di Maro, Raffaele Cesaro e Angelo Simeoli, da me conosciuto come speculatore di gente di malaffare. Fui sorpreso poiché Simeoli non aveva alcun titolo per presenziare alla riunione. Ricordo che nel corso della riunione intervenne anche Perrotta, che salutò i convenuti e si allontanò senza intervenire. Nel corso della riunione, Angelo Simeoli si pose come referente del concessionario e disse che avrebbe provveduto a pagare gli espropriati. Tra il pubblico c’era anche Oliviero Giannella. Dopo la riunione riferii tutto a Perrotta, il quale come suo solito, in relazione a tutti i progetti ideati da Bertini, rifiutò ogni discussione e merito e non volle approfondire i motivi per cui Simeoli era presente alla riunione”.
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