CAMPANIA, L’ANALISI DEL VOTO. SINISTRA DI POTERE E CLIENTELE, CENTRODESTRA INESISTENTE E CONSOCIATIVO

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Foto LaPresse - Marco Cantile Napoli, 19/06/2016 Politica Candidati sindaco a Napoli al voto nei rispettivi seggi. Nella foto: Gianni Lettieri
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Da un lato c’è un centrodestra che a livello nazionale continua a tenere, con risultati importanti anche in città difficili e simboliche. Dall’altro c’è la Campania, e soprattutto la provincia di Napoli, che ormai da anni resta un feudo quasi inespugnabile del centrosinistra.

A parte rare eccezioni come Casalnuovo di Napoli o Lacco Ameno, il copione è sempre lo stesso: nei comuni dell’area metropolitana il centrosinistra continua a vincere quasi ovunque. Un consenso costruito negli anni attraverso reti civiche, amministrative e territoriali spesso potentissime, fatte di ras locali, figure molto discusse, clientele, piccoli favori personali, consenso organizzato e una presenza capillare nei territori.

Ma sarebbe troppo semplice fermarsi qui. Perché se il centrosinistra continua a governare gran parte della Campania non è soltanto per la sua forza. È soprattutto perché dall’altra parte manca una vera alternativa politica credibile.

Il problema del centrodestra campano non è nazionale. Il governo guidato da Giorgia Meloni mantiene consenso in larga parte del Paese e continua a rappresentare milioni di elettori. La questione è tutta interna alla Campania, dove il centrodestra appare fermo, disorganizzato, privo di una strategia e incapace di costruire una classe dirigente realmente competitiva.

I risultati parlano chiaro: sconfitte alle regionali, difficoltà continue nei comuni, risultati deludenti nell’area metropolitana di Napoli e una presenza politica quasi inesistente in molte realtà territoriali. Non possono più essere archiviate come sconfitte casuali o episodi isolati.

Il limite del centrodestra: pochi volti credibili e nessun radicamento

Il vero nodo è l’assenza di un progetto politico. In Campania il centrodestra, e in particolare Fratelli d’Italia, non è riuscito a costruire negli anni una rete forte di amministratori, dirigenti e riferimenti territoriali.

Troppo spesso il dibattito interno si è ridotto a personalismi, gestione delle correnti, familismi e difesa di piccoli spazi di potere. Mentre il centrosinistra consolidava amministrazioni, liste civiche e relazioni territoriali, il centrodestra restava fermo, affidandosi spesso agli stessi nomi, agli stessi vecchi dirigenti e a figure che in molti territori non riescono più a intercettare consenso reale.

Manca soprattutto una nuova generazione politica capace di parlare alle periferie, ai giovani, alle categorie produttive e ai territori più difficili.

Napoli lasciata a Manfredi

Il caso più evidente è quello di Gaetano Manfredi. Napoli è stata di fatto lasciata senza una vera opposizione strutturata. Eppure i temi su cui incalzare l’amministrazione non mancherebbero: sicurezza, trasporti, periferie, degrado urbano, macchina amministrativa, servizi pubblici spesso inefficienti.

Invece il centrodestra campano appare assente, incapace di costruire una narrazione alternativa e persino di organizzare un’opposizione politica continua e riconoscibile.

Anche per questo cresce la sensazione che una parte della dirigenza regionale abbia ormai rinunciato a contendere realmente Napoli al centrosinistra, quasi considerandola una battaglia persa in partenza.

Ed è qui che si annida l’errore più grande. Napoli non è una città marginale negli equilibri italiani: è la terza città del Paese e uno dei bacini elettorali più importanti d’Italia. Pensare di poter perdere stabilmente qui senza conseguenze nazionali è una sottovalutazione enorme.

Anche il centrosinistra vive di gestione del potere

Ma sarebbe sbagliato raccontare il centrosinistra campano come un modello politico imbattibile o innovativo. In molti territori il collante che tiene insieme coalizioni e liste non è una visione amministrativa forte, ma soprattutto la gestione del consenso e del potere locale.

Spesso più che idee e progettualità contano le reti civiche costruite negli anni, i riferimenti personali, le dinamiche amministrative e la capacità di presidiare il territorio attraverso relazioni consolidate. Un sistema che riesce a reggere anche grazie alla debolezza degli avversari.

Il centrosinistra campano oggi vince soprattutto perché trova di fronte un centrodestra incapace di trasformarsi in alternativa credibile.

Meloni deve intervenire sulla Campania

Per questo il tema ormai riguarda direttamente Giorgia Meloni. Un intervento sulla classe dirigente campana di Fratelli d’Italia sarebbe dovuto arrivare già dopo le regionali e dopo le ultime sconfitte amministrative. Oggi però il tempo comincia a stringere.

Le prossime elezioni politiche si avvicinano e coincideranno con appuntamenti amministrativi decisivi, compresa la futura sfida per il Comune di Napoli. Due competizioni destinate inevitabilmente a influenzarsi a vicenda.

Se il centrodestra non costruirà rapidamente una macchina politica credibile in Campania — fatta di nuovi volti, presenza reale nei territori, organizzazione e opposizione continua — il rischio è enorme: perdere ancora Napoli e trascinare quelle difficoltà anche sul piano nazionale.

La realtà, in fondo, è molto più semplice di tante analisi elaborate: il centrosinistra in Campania non vince perché imbattibile. Vince perché il centrodestra, almeno oggi, continua a non essere all’altezza della sfida politica che una regione come la Campania richiede.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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