Quarto, tentato furto di una Fiat Panda: assolti due giovani per desistenza volontaria

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Si conclude con una sentenza di assoluzione la vicenda giudiziaria che ha coinvolto due giovani, Vincenzo Aletta e Robert Paesano, accusati di tentato furto aggravato ai danni di una Fiat Panda. I fatti risalgono allo scorso 16 giugno, nei pressi dell’istituto scolastico «Gadda» di Quarto, dove i due erano stati ripresi dalle telecamere di videosorveglianza mentre armeggiavano nei pressi della portiera dell’automobile.

Bloccati dalle forze dell’ordine e successivamente arrestati, i giovani erano finiti a giudizio con l’accusa di tentato furto aggravato, rischiando una condanna. La vicenda ha però avuto un esito diverso nel corso del processo, grazie alla ricostruzione dei fatti proposta dalle rispettive difese, affidate agli avvocati Alfredo Durante e Alessandro Pelliccia.

Nel corso dell’istruttoria dibattimentale, i legali hanno concentrato l’attenzione sulle circostanze concrete dell’accaduto, trovando un importante riscontro anche nelle dichiarazioni rese dal testimone di polizia giudiziaria. Dall’esame degli elementi emersi in aula è stata evidenziata la circostanza che i due giovani avessero interrotto spontaneamente la propria condotta, allontanandosi dal veicolo prima dell’intervento delle forze dell’ordine e senza essere riusciti ad aprire la portiera.

Un elemento determinante per l’accoglimento della tesi difensiva della desistenza volontaria, prevista dall’articolo 56, comma 3, del Codice penale. La norma stabilisce infatti la non punibilità per il tentativo quando il soggetto desiste volontariamente dall’azione, ferma restando l’eventuale responsabilità per gli atti già compiuti che costituiscano autonomamente un reato.

Il Tribunale di Napoli, IX Sezione Penale, nella persona del giudice Valentina Gallo, ha accolto la ricostruzione proposta dai difensori, richiamando anche gli orientamenti della Corte di Cassazione in materia di rapporto tra tentato furto e danneggiamento.

Al termine del procedimento è stata pronunciata sentenza di assoluzione ai sensi dell’articolo 530 del Codice di procedura penale, riconoscendo la sussistenza della desistenza volontaria e la conseguente non punibilità della condotta contestata.

La decisione rappresenta l’esito di un percorso difensivo fondato sull’analisi puntuale delle risultanze processuali e sulla valorizzazione di elementi che hanno consentito di ricostruire diversamente la dinamica dell’episodio, portando all’accoglimento delle argomentazioni presentate dagli avvocati Durante e Pelliccia.

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