Arrivare fino al termine naturale della legislatura, cioè a settembre, presupporrebbe intanto una campagna elettorale in piena estate: non il miglior modo per contrastare l’evidente disaffezione dei cittadini alle urne. E poi l’Italia in ogni caso si troverebbe nel pieno della competizione politica già da febbraio, visto che molte delle più importanti città del Paese andranno al voto in primavera per i sindaci. E si potrebbe sfruttare il traino delle Amministrative per una maggiore affluenza. Tradotto vorrebbe dire che il governo si acconcia all’accorpamento del voto, cioè all’election day.
Una soluzione che non è mai piaciuta al centrodestra, anche se Giorgia Meloni la ritiene oggi una strada percorribile e non più ad handicap grazie all’introduzione delle preferenze nella nuova legge elettorale nazionale. Resta però l’incognita, che dentro la coalizione hanno trasformato in un indovinello: «Il voto per le Politiche migliorerebbe il nostro risultato alle Comunali, o il voto per le Comunali peggiorerebbe il nostro risultato alle Politiche?».


























