Concorso Inps, a Napoli ammessi solo 207 su oltre 3.400 candidati

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Concorso Inps funzionari Pecs: per la sede di Napoli solo 196 ammessi su quasi tremila candidati per la Direzione di Coordinamento metropolitano e 11 su oltre 550 per la direzione regionale.

Si sono chiuse tra le polemiche e un bilancio impietoso le prove preselettive del concorso Inps per il reclutamento di 1.695 laureati da inquadrare nella famiglia dei funzionari. Tra il 27 e il 30 ottobre, nei poli di Roma e Ferrara, migliaia di candidati si sono dati battaglia a colpi di quiz.

Ma a far discutere sono soprattutto i numeri spietati registrati all’ombra del Vesuvio e la formula di una selezione che, secondo molti partecipanti, avrebbe ben poco a che fare con il merito e le reali competenze professionali.

I dati relativi alla Direzione di Coordinamento metropolitano di Napoli e alla Direzione Regionale — per le quale erano stati messi a bando 90 e 5 posti — restituiscono un quadro a dir poco selettivo: a fronte di 2.923 candidati presentatisi alle preselettive, soltanto 196 sono riusciti a superare lo scoglio, mentre ben 2.727 aspiranti hanno visto infrangersi le proprie ambizioni per la prima e solamente 11 su 565 per la seconda, venendo esclusi dalla prova scritta.

Una vera e propria ecatombe che riaccende il dibattito sull’efficacia di questi sbarramenti con quiz a risposta multipla. Il test prevedeva 65 quesiti da affrontare in altrettanti minuti: una prova a tempo di record, basata su logica, cultura generale, attualità, geografia, inglese e informatica di base.

Materie e modalità che, denunciano i concorrenti, nulla hanno a che vedere con la preparazione e le competenze richieste per la carica da svolgere, delineando un sistema percepito come distante dai principi della vera meritocrazia.

Molti quesiti, lamentano i candidati, erano formulati in modo talmente arzigogolato che lo stesso tempo a disposizione non bastava neppure per completarne la lettura.

A rendere il bilancio ancora più amaro è il profilo demografico di chi ha affollato le aule concorsuali. A tentare la carta del posto fisso e della stabilità non sono stati soltanto i neolaureati freschi di studi, ma soprattutto una folta rappresentanza di partecipanti in fascia di mezza età.

Candidati cinquantenni che, pur potendo contare su un bagaglio di vita vissuta, un’occupazione precaria o stabile e una famiglia a carico, hanno scelto di rimettersi in gioco. A differenza dei più giovani, che possono investire intere giornate nella preparazione accademica, questi professionisti “adulti” hanno dovuto sottrarre ogni istante libero agli affetti, agli amici e al riposo.

Sforzi concentrati, molto probabilmente, sullo studio approfondito delle materie giuridiche e specialistiche previste per la prova scritta, finendo però per inciampare nella tagliola dei test di logica e cultura generale.

Il risultato è una fotografia impietosa del mercato del lavoro odierno: una platea di adulti alla ricerca disperata di stabilità, costretta a misurarsi con meccanismi di selezione spesso avulsi dalla realtà professionale quotidiana.

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