Si sarebbero confrontati sulla ricostruzione da mettere nero su bianco. È questo uno degli elementi che emerge dall’analisi delle chat dei chirurghi Guido Oppido ed Emma Bergonzoni, finita nella relazione della Procura agli atti del Riesame di Napoli. Al centro, le diverse versioni del verbale operatorio dell’intervento sul piccolo Domenico Caliendo.
Prima due bozze, poi quella definitiva. E soprattutto una cronologia che, secondo l’accusa, cambia nel passaggio tra le diverse stesure.
La Procura, dopo aver analizzato i messaggi WhatsApp scambiati tra i professionisti, ricostruisce una sequenza nella quale le modalità con cui raccontare l’intervento sembrano essere state oggetto di confronto. Il punto decisivo è la contemporaneità tra l’apertura della box proveniente da Bolzano e l’inizio della cardiectomia: nelle prime versioni questa contestualità non comparirebbe; nella versione definitiva, invece, viene inserita.
È proprio questa modifica a finire sotto la lente degli inquirenti.
Secondo i pm Giuseppe Tittaferrante e l’aggiunto Antonio Ricci, le prime due bozze del referto operatorio, scambiate tra il 24 e il 25 dicembre, descrivevano gli eventi in una sequenza diversa rispetto alla versione poi firmata. La relazione parla di una «diversa descrizione cronologica dei punti nodali» e sottolinea l’assenza, nelle prime stesure, di qualsiasi riferimento alla contestualità tra l’apertura del contenitore e l’inizio dell’espianto.
Prima una sequenza, poi la simultaneità
Il passaggio che la Procura considera significativo è quello relativo alle tre parole «nel mentre».
Nelle prime versioni, secondo quanto riferito dalla difesa dei genitori, le operazioni risultavano raccontate una dopo l’altra. Nell’ultima stesura, invece, l’apertura del contenitore sarebbe collocata «nel mentre» iniziava la cardiectomia.
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