
Il procedimento riguarda il decesso dell’insegnante 32enne, morta il 4 aprile 2021 circa due settimane dopo la somministrazione del vaccino anti-Covid AstraZeneca. Secondo quanto già accertato, la morte sarebbe riconducibile a una reazione avversa al vaccino, tanto che la famiglia è stata risarcita dall’Asl. Tuttavia, la gip — su sollecitazione dei legali dei genitori della vittima, Federico Bertorello, Salvatore Bottiglieri e Tatiana Massara — chiede ulteriori approfondimenti non sulla somministrazione in sé, ma sulle decisioni alla base dell’utilizzo del vaccino nel caso specifico. Nell’ordinanza, la giudice richiama il contesto scientifico dell’epoca, evidenziando come il 19 marzo 2021 l’Ema avesse già segnalato rari casi di trombosi soprattutto in donne under 55. Viene inoltre sottolineato che la letteratura scientifica disponibile indicava un aumento del rischio trombotico fino a sei volte in soggetti che assumevano estroprogestinici, ossia contraccettivi ormonali. Da qui la richiesta di verificare se fossero adottabili criteri più prudenziali nella somministrazione del vaccino a determinate categorie. Un punto centrale riguarda il consenso informato. La gip rileva che la vaccinazione fu somministrata il 22 marzo 2021, mentre l’aggiornamento del modulo informativo del Ministero della Salute risale al 25 marzo.
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