Pedro Sánchez, il capo della sinistra spagnola: assediato dagli scandali ma inchiodato alla poltrona

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Triste, solitario y final. Come il titolo del celebre romanzo di Osvaldo Soriano. Ma senza il fascino malinconico dell’eroe sconfitto. Perché Pedro Sánchez, travolto da scandali familiari, inchieste giudiziarie, perquisizioni e proteste di piazza, continua a fare ciò che gli riesce meglio: resistere. Non governare, non chiarire, non spiegare. Resistere.

A Madrid ormai piove fango da settimane, e non è nemmeno più chiaro dove finisca la politica e dove inizi la cronaca giudiziaria. La Guardia Civil si è presentata all’alba nella storica sede del Psoe, in calle Ferraz, e nelle abitazioni di ex dirigenti socialisti e imprenditori. Un’immagine devastante per chi, fino a ieri, vendeva il socialismo progressista spagnolo come modello morale dell’Europa moderna. Il cosiddetto “caso Leire” aggiunge un altro tassello a un mosaico sempre più tossico per il premier spagnolo.

Eppure Sánchez non molla. Mai. Neppure davanti all’evidenza di un potere logorato. Neppure mentre il Senato approva una mozione di riprovazione contro il suo governo con i voti di Partido Popular e Vox. Neppure mentre 40mila persone sfilano a Madrid chiedendo dimissioni ed elezioni anticipate. Neppure mentre il fratello David finisce davanti ai giudici con accuse pesantissime, dalla malversazione al traffico di influenze. Neppure mentre la moglie, Begoña Gómez, viene convocata in tribunale per presunti favoritismi e utilizzo improprio di fondi pubblici.

In qualsiasi altra democrazia occidentale, un leader con il partito perquisito, la famiglia sotto indagine e il Parlamento contro avrebbe quantomeno valutato un passo indietro. In Spagna no. O meglio: non Sánchez. Il premier sembra aver trasformato la sopravvivenza politica in una disciplina olimpica. Una forma estrema di adattamento al potere. Una resilienza che sfiora il surrealismo.

E così il leader che la sinistra italiana continua a celebrare come baluardo progressista europeo appare sempre più simile a un personaggio di Soriano senza poesia: circondato, stanco, sotto assedio, ma ostinatamente aggrappato alla scena. Con una differenza fondamentale rispetto al romanzo: lì almeno c’era la dignità della fine.

Qui invece c’è soltanto il rinvio. Continuo. Estenuante. Quasi grottesco. Sánchez non cade. Sánchez galleggia. Ed è forse questa la fotografia più impietosa della politica europea contemporanea: non servono più consenso, credibilità o autorevolezza. Basta resistere un giorno in più del proprio scandalo.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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