In Campania si lotta sulle liste, a sinistra e a destra. Da una parte i protagonisti sono il candidato presidente, Roberto Fico, e l’uscente Vincenzo De Luca. I due si sono incontrati a inizio settimana, hanno avviato un dialogo complicato su vari temi, tra cui uno risulta più urgente: la composizione delle liste, condizionata al rispetto di un codice etico, su cui l’esponente 5 stelle non vuole fare sconti. Ieri Fico ha presentato la sua civica, in cui figurano esponenti dell’Anpi, operatori sociali, avvocati anticamorra o attivisti Lgbtq. Una lista ispirata anche dal sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi e che, manco a dirlo, sarà in competizione con la lista “A testa alta”, la civica di De Luca. Il quale, dopo le polemiche, ha accettato di togliere il suo nome dal simbolo, ma non gradisce che Fico (che dovrà firmare tutte le liste della coalizione) si metta a sindacare sui nomi dei candidati e sulla congruità del loro casellario giudiziale. La regola impone uno stop categorico a chi sia già rinviato a giudizio, condannato anche solo in primo grado o abbia patteggiato. «Ci sono dei casi che stiamo analizzando – conferma l’ex presidente della Camera – ma, mettendo dei paletti, alcune persone hanno scelto da sole di andare dall’altra parte».
Qualche deluchiano, in effetti, ha già trovato posto nella lista di Forza Italia. Come l’influente ex assessore all’Agricoltura, Nicola Caputo, e il consigliere regionale uscente Giovanni Zannini. Ma c’è anche qualcuno che rischia l’esclusione perché ritenuto «impresentabile», come Carmine Mocerino, capogruppo dei deluchiani in Consiglio regionale (finito a processo per voto di scambio) o l’ex sindaco di Casavatore Salvatore Sannino (Psi).


























