Se il centrosinistra resta impantanato in Puglia e Campania, dove i candidati in pectore Antonio Decaro e Roberto Fico non hanno ancora ricevuto il via libera ufficiale, anche il centrodestra non naviga in acque tranquille. In Campania e Veneto regna ancora l’incertezza sui nomi, mentre in Toscana ha preso timidamente il via la corsa del sindaco di Pistoia, Alessandro Tomasi (FdI), con manifesti già affissi nella regione ma senza l’ok di Forza Italia. In Puglia, il forzista Mauro D’Attis è in pole position, ma manca ancora il via libera di Giorgia Meloni e Matteo Salvini.
La situazione più intricata è in Veneto, regione che la Lega rivendica dopo i 15 anni di Zaia, ma che non è ancora stata assegnata. I tre leader del centrodestra dovrebbero incontrarsi entro fine agosto, forse già lunedì 25, ma il vertice potrebbe non portare a una decisione definitiva. Il nome di Alberto Stefani, segretario regionale della Lega e vicino a Salvini, non convince Meloni, che continua a valutare alternative. Tra le ipotesi, quella del presidente della Camera Lorenzo Fontana, veronese, ma sarebbe un passo senza precedenti nella storia repubblicana: mai la terza carica dello Stato ha lasciato Montecitorio per un’elezione locale. Fontana, inoltre, è considerato molto prudente.
Meloni starebbe valutando anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio o il fedelissimo Raffaele Speranzon. Ma un nome capace di mettere d’accordo Meloni, Salvini e Zaia non è ancora emerso. L’ipotesi è che la premier possa decidere all’ultimo minuto, magari dopo le regionali nelle Marche di fine settembre, per non dare tempo alla Lega di organizzare un piano B. Il voto in Veneto è previsto per il 23 novembre.
Molto potrebbe dipendere dalla riconferma di Francesco Acquaroli nelle Marche: solo in quel caso Meloni potrebbe cedere il Veneto alla Lega. In caso contrario, Fratelli d’Italia rischia di chiudere la tornata elettorale senza governare nemmeno una delle regioni in gioco: in Calabria è attesa la ricandidatura del forzista Roberto Occhiuto, mentre in Toscana, Puglia e Campania il centrodestra parte in svantaggio. Intanto, il candidato del centrosinistra in Veneto, l’ex sindaco di Treviso Giovanni Manildo, è già da settimane in campagna elettorale, puntando molto sulla sanità pubblica: un vantaggio che potrebbe colmare il divario tra le coalizioni.
In Campania, la situazione del centrodestra è simile a quella veneta, con il quadro ancora confuso. Sul nome del viceministro Edmondo Cirielli (FdI) pesano i veti interni della coalizione. L’attenzione si è così spostata su Giosy Romano, avvocato già vicino al centrosinistra, nominato da Meloni alla guida della Zes unica del Sud, sostenuto anche da Raffaele Fitto. Romano viene considerato un profilo civico capace di raccogliere un consenso trasversale e, in caso di sconfitta, di non creare fratture nel centrodestra. In alternativa, si valutano anche i rettori Giovanni Francesco Nicoletti (Caserta) e Matteo Lorito (Napoli), entrambi in scadenza di mandato.
Tra i nomi in campo rimane anche Mara Carfagna, di Noi Moderati, il profilo più noto e con una chiara esperienza politica. Ma la candidatura di Romano potrebbe servire ad allargare la coalizione anche ai centristi di Azione, che si sono già espressi favorevolmente, mentre si oppongono alla candidatura del 5S Roberto Fico.
Se l’operazione Romano dovesse andare in porto, per Carlo Calenda si aprirebbe la possibilità di un’intesa anche a Milano, in vista delle elezioni comunali del 2026, nel caso in cui Beppe Sala decidesse di non ricandidarsi. Forza Italia ha già avviato contatti, ipotizzando un ticket con un candidato civico sindaco e Calenda vicesindaco. L’idea è quella di costruire un laboratorio politico che possa avere un riflesso anche a livello nazionale. Tuttavia, da parte della Lega non c’è entusiasmo verso un’apertura ad Azione.
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