Il prefetto Di Bari e il mistero dei soli tre mesi per le indagini su Pomigliano, Giugliano e Marano. Perchè?

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C’è una domanda che aleggia da settimane tra gli osservatori della politica locale e nazionale: perché le commissioni di accesso inviate a Pomigliano d’Arco, Giugliano e Marano hanno avuto solo tre mesi di tempo per indagare, anziché i sei previsti dalla prassi (tre più tre di proroga)?

Una scelta anomala, che porta la firma del Prefetto di Bari, incaricato dal Ministero dell’Interno di seguire questi procedimenti. Una decisione che – a oggi – non è stata spiegata pubblicamente, ma che solleva dubbi rilevanti. Tre mesi in meno significano meno tempo per raccogliere documenti, ascoltare testimonianze, verificare atti e comportamenti. Meno tempo per andare a fondo.

Eppure, nonostante la corsa contro il tempo, il Ministero ha impiegato otto mesi per valutare il caso Pomigliano, per poi decidere di non sciogliere il Comune, pur imponendo prescrizioni severe. È lecito chiedersi: con tre mesi in più di indagini, sarebbe emerso qualcosa di diverso?

Lo stesso dubbio ora riguarda Giugliano e Marano, in attesa di conoscere il loro destino. I dossier sono sul tavolo del Viminale, ma la domanda resta aperta – e pesante: quella scorciatoia temporale ha forse condizionato l’intero processo di accertamento?

Il silenzio delle istituzioni, in questo caso, rischia di fare più rumore delle parole.

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