Giugliano, giunta bloccata da due mesi: a comandare (per ora) sono i suggeritori prefettizi

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Sono passati quasi due mesi dall’elezione di Diego D’Alterio a sindaco di Giugliano, ma la nuova giunta ancora non c’è. Un silenzio che pesa, alimentato da un’attesa che ormai comincia a somigliare a uno stallo. Eppure i nomi circolano, come da copione: tra i più gettonati ci sono Bianca Perna — immancabile in ogni totonomine — l’avvocato Marco Sepe, legale dell’ex sindaco Nicola Pirozzi (nome che richiama il concetto di continuità amministrativa), e ancora Caterina Pennacchio e Raffaele Pacilio. Un mix che, a ben vedere, più che una squadra di rottura sembra un ritorno all’ordinario.

Ma dietro la calma apparente si celano dinamiche più complesse. Pare infatti che il neo sindaco abbia ricevuto chiare indicazioni da ambienti prefettizi: non toccare nulla, non nominare nessuno, non muovere foglia. Almeno finché non sarà definitivamente archiviata l’ipotesi — ormai, a detta di molti, remota — di uno scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Vicenda ancora sul tavolo del ministro Piantedosi, che finora non ha dato segnali chiari né in un senso né nell’altro, lasciando il Comune in un limbo istituzionale che non giova a nessuno.

Nel frattempo, a pochi chilometri di distanza, Marano si muove su un binario parallelo ma non meno curioso. Lì, il sindaco in carica ha mantenuto la stessa giunta ma ha deliberato in tutta fretta alcuni atti fondamentali, provvedendo a trasmetterli al Viminale, quasi a voler sottolineare la propria “buona condotta”. Un comportamento che lascia perplessi, considerando che le indagini sono concluse da tempo e che certi gesti dovrebbero contare ben poco a giochi fatti. Ma, si sa, quando si parla di Napoli Nord, le regole della politica sembrano sempre scritte a parte.

È un territorio dove le anomalie sono la regola, e dove i giochi di potere spesso si consumano nel sottobosco. Regno dei “sorcini”, dei “porcellini”, delle “macchiolelle”, dei “Gatto Silvestro” e dei “Manfredi con la ricotta” — una fauna politica pittoresca e indecifrabile, che da anni caratterizza e condiziona la vita amministrativa di questi comuni.

Nel frattempo, i cittadini aspettano. Aspettano una giunta, un segnale, una direzione. Aspettano che si torni a parlare di politica come servizio, non come sospetto. E che la normalità — quella vera — diventi, almeno una volta, la vera notizia.

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