Messe scalze e lettere al Viminale: diario grottesco di un sindaco di Napoli nord sull’orlo di una crisi di nervi (e di uno Scioglimento)

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C’è un sindaco, da qualche parte nell’area nord del Napoletano, che non dorme più. Non per il caldo, non per le zanzare killer, non per le perdite idriche, i soliti tombini intasati o le buche che divorano pneumatici e pazienza. No. Lui non dorme perché rischia lo scioglimento per camorra. Una roba seria, per carità. Ma lui ci prova a salvarsi. In ginocchio. Letteralmente. Messe scalze, novene, pellegrinaggi politici e diplomatici degni di una fiction RAI ambientata tra Casal di Principe e il Quirinale.

Il nostro protagonista — chiamiamolo Sindaco Merluzzi — ha attivato tutto il suo arsenale. E quando diciamo “tutto”, intendiamo proprio tutto. Ha chiamato il Casamarciano, che pare abbia “agganci in Prefettura”.

Poi ha bussato alla porta di Manfredi con Ricotta, eminenza grigia del sottobosco istituzionale, uomo d’ordine e d’influenza, che vanta amicizie importanti, come quella con il ministro Piantedosi.

E non è finita. Il Sindaco Merluzzi, in un picco di creatività, ha persino mobilitato il fratello di un istituzionale che fa il prefetto.

Nel frattempo, mentre le indagini sono chiuse, strachiuse, archiviate, digitalizzate e forse anche plastificate, lui invia note al Viminale. Non sa ufficialmente cosa ci sia scritto nel dossier, ma ci tiene a precisare che:

  1. Ha adottato un PUC in giunta (e non in consiglio, così fa più scena);

  2. Ha acquisito — per pubblica utilità, eh — un ristorante di proprietà di un noto palazzinaro, che, coincidenza delle coincidenze, è parente stretto del suo più acceso sponsor politico;

  3. Ha sanato un edificio non a norma, tutto a vantaggio di un privato cittadino. Ma ora ha cambiato idea. E chi se ne frega se ora i ragazzi della scuola, quelli che lì dentro ci dovevano studiare, restano a lezione lontano dal loro luogo?

Il Viminale, nel frattempo, riceve pressioni, “suggeritori” (mai così generosi e interessati), lettere anonime, telefonate “istituzionali’, anche da esponenti di partiti di governo, da amici di Contesse e Schiattose e pure — pare — una lettera scritta a mano su carta intestata di un comitato “pro legalità” che puzza di fotocopia da cento metri.

È il trionfo del guazzabuglio democratico. Un teatro dell’assurdo, ma senza Beckett: qui il finale non è in sospeso, è solo rinviato in attesa della prossima telefonata giusta.

E allora, caro Sindaco Merluzzi, continui pure con le sue messe scalze. Potrebbe andarle bene, ma potrebbe anche andarle male.

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