Giulio Giaccio, in appello sconto per Cammarota. Non riconosciuta aggravante mafiosa: ecco le differenze tra lui e Nappi

0
Condividi
1.175 Visite

Una nuova sentenza riaccende i riflettori sull’efferato omicidio di Giulio Giaccio, il giovane muratore ucciso per errore e sciolto nell’acido nel luglio del 2000 dal clan camorristico Polverino. La Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha ridotto la pena per Salvatore Cammarota, ritenuto tra i mandanti dell’omicidio: da 30 a 16 anni di reclusione, grazie al riconoscimento delle attenuanti generiche e allo sconto previsto dalla legge. Diminuita anche la condanna per Roberto Perrone, collaboratore di giustizia, che dovrà scontare 8 anni. Per Perrone, i giudici hanno riconosciuto un concorso anomalo nell’omicidio. Il referente del comune di Quarto non era, in pratica, a conoscenza del piano criminale deciso da Cammarota e Nappi.

30 anni, infine, a Nappi. In pratica, a Cammarota è stata riconosciuto il tentativo di dissociarsi e, in qualche modo, di risarcire la famiglia Giaccio. Nappi, invece, non ha mai fornito elementi tali.

Giulio Giaccio aveva 26 anni, un lavoro onesto come muratore e nessun precedente penale. Il 30 luglio 2000, fu rapito sotto casa da falsi agenti, torturato, assassinato con un colpo alla nuca e infine sciolto nell’acido: una delle uccisioni più brutali mai registrate nella cronaca criminale napoletana. Un errore fatale: Giaccio venne scambiato per il presunto amante della sorella di un affiliato al clan, un affronto considerato imperdonabile secondo le regole spietate della camorra.

A distanza di 25 anni, il caso continua a rappresentare una ferita profonda nella memoria collettiva e una drammatica testimonianza della ferocia criminale che ha segnato quegli anni.

  • Fascinated
  • Happy
  • Sad
  • Angry
  • Bored
  • Afraid

Commenti