Processo Bertini – Cesaro – Simeoli – Santelia, parla il pentito Ruggiero. “Bertini aveva rapporti con Ciccio Pertuso”. Poi le parole di Raffaele Cesaro: “Il pentito Simioli non è credibile”

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E’ andata in archivio anche l’ultima udienza del processo a carico di Mauro Bertini, dei fratelli Raffaele e Aniello Cesaro, di Angelo Simeoli, Armando Santelia e Dino Pellecchia. I giudici hanno deciso di ascoltare anche il pentito Giuseppe Ruggiero, alias “Cepp e Fung”, in quanto questi è stato a lungo uno dei principali esponenti del clan Polverino, pentitosi di recente. Collaboratori ancora protagonisti, dunque, capaci di dare una ricostruzione attendibile sul contesto maranese ma poco incisivi e chiari in relazione alla questione dei famigerati patti tra imprenditoria e clan. Erano patti d’affari, estorsioni a danno degli imprenditori o erano entrambe le cose e in che modo, se c’erano, erano strutturati questi patti? Su questi punti, restano non pochi dubbi.

Ecco le dichiarazioni di Giuseppe Ruggiero, su Angelo Simeoli.

Appartengo al clan Polverino da almeno 30 anni, sei mesi fa ho iniziato la collaborazione. Ero detenuto per associazione e droga, ho commesso estorsioni e omicidi. A 15/16 anni sono stato carcerato per la prima volta a Nisida. Sono stato latitante dal 2011 al 2016. Ho avuto rapporti con Polverino Giuseppe e sono stato in Spagna da lui per diverso tempo, intorno al 2007/2008. Andavo e tornavo da Marano. Conosco Simeoli Angelo, aveva lo studio vicino casa mia. Ho avuto rapporto con Simeoli, per il parco Simeoli a Qualiano negli anni 90. Giuseppe Polverino mi mandò a Qualiano a parlare con esponenti del Clan Pianese, a loro portai i soldi, 100 milioni di lire. Io portai personalmente soldi.  Erano i soldi di Simeoli Angelo. Io andai da Simeoli. E presi i soldi da dare a Nicola Pianese. Polverino era socio con Angelo Simeoli per quel parco. Altre volte Simeoli doveva dare soldi a Polverino. Nel 2010 Polverino mandò Sabatino Cerullo e Simioli Giuseppe a casa sua. Sempre per società tra Simeoli e Polverino, sia con Giuseppe che con Antonio Polverino. Bertini lo conosco di vista. Il rapporto con Bertini li teneva Cerullo Sabatino. Sabatino aveva una palazzina abusiva proprio dove abitava Bertini. Bertini non ha mai fermato Cerullo. Mio zio lavorava al Comune, faceva l’autista di Bertini. Avevo rapporti di cordialità con lui, non di più. Non ho mai incontrato i Cesaro. Avevano rapporti con Cerullo, che si occupava di estorsioni. Non conosco Santelia Armando. So che i Cesaro si erano incontrati con Simioli Giuseppe, almeno lui così mi disse i Cesaro, quando era latitante, per la questione Pip nel 2009-2010.

Il pentito risponde alle domande del pm Di Mauro.

“Sono stato in Spagna con Polverino prima del 2011, forse nel 2006-2007. Sulla tangente di Qualiano, oltre ai 100 milioni, c’erano due appartamenti da dare al clan locale. Conosco anche Simeoli Antonio, noto come Ciaulone. Lui e Angelo gestivano il mattone a Marano. Bertini abitava vicino a via del Pesce, vicino a Sabatino, che aveva una casa abusiva. Bertini aveva rapporti con Cerullo, non con me. Proprio in merito alla casa abusiva so che Cerullo poteva stare tranquillo, proprio per questo rapporto con Bertini.

La cassa del clan la gestivo io. Quando si faceva cantiere con Simeoli, questi pagava la sua quota, aveva vantaggi enormi. Qualche altra costruzione, a Marano, l’hanno fatta anche Iorio e Sarracino, ma non erano soci con Polverino. La società con Simeoli, da parte di Polverino era anche per cantieri fuori Marano”.

Capitolo estorsioni e domande dell’avvocato Auriemma, legale di Simeoli.

Delle estorsioni se ne occupavano Sabatino Cerullo e Giuseppe Simioli, questi soprattutto nel periodo quando Polverino era latitante, tra il 2007 al 2010. Simeoli Angelo era in affari con Polverino, ma non ricordo – oltre al parco di Qualiano – quale altro affare abbiano fatto nello specifico a Marano, forse qualcosa a via Giordano Bruno. Io gestivo la cassa e ricordo che Sabatino Cerullo mi portava soldi dell’edilizia, ma non so nello specifico a quale affare si riferissero. Conosco la casa di Simeoli Angelo, ci andai insieme a Cerullo: è una villetta e si trova nella zona di San Rocco. So che Angelo Simeoli era socio di Polverino, ma non so quanto mettesse negli affari Polverino Giuseppe o Antonio, lo zio, che subentrava quando Polverino Giuseppe era latitante.

Questione Pip.

Anche i soldi per l’area Pip finivano nelle casse del clan. A volte 50 mila, a volte 100 mila, mi riferisco ai soldi delle estorsioni. Questa vicenda, negli ultimi tempi, la gestiva direttamente Giuseppe Simioli”.

Il tribunale acquisisce motivazioni sentenza del processo in cui Angelo Simeoli più 55 sono stati assolti dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni.

Poi, a prendere la parola, l’imprenditore Raffaele Cesaro. La sua è una dichiarazione spontanea corredata da alcuni documenti.

“Voglio chiarire alcune cose su Giuseppe Simioli. Di questo signore, in realtà, ho già parlato nel 2015 con l’allora maggiore dei carabinieri Ragosta. E poi anche con i pm, in un verbale del 2017. Chiarisco, ancora una volta, che subimmo l’estorsione da Simioli Giuseppe e non da Giuseppe Ruggiero, come erroneamente riferito da mio fratello Aniello in un interrogatorio. Giuseppe Simioli fu da noi denunciato. Sul cantiere Pip, furono minacciati i miei collaboratori con mitra. Queste cose le dico da sette anni, sette anni durante i quali siamo stati in carcere o ai domiciliari. Non siamo delinquenti, ma le nostre aziende sono state interdette per mafia e ciò non lo capiamo. Simioli Giuseppe non era presente al famoso summit su cui riferì un mio ex collaboratore, un commercialista. Simioli Giuseppe, durante l’ultima escussione in aula, ha sconfessato Perrone, altro pentito. Ha riferito che abbiamo dato soldi a Polverino per un “patto di tranquillità”. Ruggiero oggi, invece, ha chiarito che si trattava di estorsioni. Simioli non è credibile. Siamo stati minacciati e messi al cospetto di Giuseppe Polverino e noi abbiamo pagato perché io non sono un eroe, non lo so fare. Non siamo eroi. Noi però, già nel 2015, quando questo signore era latitante, lo abbiamo denunciato al maggiore Ragosta”.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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