Camorra, Maria Licciardi (‘a Piccerella): chi è la “Chanel” di Gomorra arrestata ieri. Stava per volare a Malaga

0
Condividi
7.171 Visite

Stava per volare in Spagna, a Malaga, per andare a trovare la figlia e curare alcuni affari  Maria Licciardi, ritenuta dalla Procura di Napoli capo dell’omonimo clan fondato dal fratello Gennaro. La donna è stata fermata ieri all’aeroporto romano di Ciampino dai carabinieri del Ros.

Maria Licciardi è destinataria di un fermo di pm e deve rispondere di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, ricettazione di somme di denaro di provenienza illecita e turbativa del regolare svolgimento di un’asta giudiziaria, reati aggravati dalle modalità mafiose. Dopo la morte del fratello boss Gennaro, deceduto in cella a Voghera nel 1994, insieme agli altri fratelli Vincenzo e Pietro aveva preso le redini del clan e del cartello con i Contini, acquistando sempre più peso. Arrestata nel 2001, era stata scarcerata a dicembre 2009 e da allora ha preso in mano la direzione della cosca che può contare su capozona nelle area di influenza dell’organizzazione (Masseria Cardone, rione Don Guanella, Rione Berlingieri e Vasto).

Ma chi è la donna di cui si parla anche nella serie Gomorra? La Chanel ritratta da Saviano e dagli sceneggiatori della nota serie tv?

Maria Licciardi, “La Piccerella” come la chiamavano anni e anni fa, è un boss vero. L’arte del comando – come racconta lo stesso Saviano – di un cartello criminale l’ha appresa sul campo, osservando e sbagliando, dando ordini violentissimi e raccogliendo su di sé una pazienza trappista fatta di silenzio, abnegazione e profitto. La famiglia è il mezzo e il fine del profitto, il sangue è la garanzia unica della fiducia.

Il suo soprannome lo ha preso dall’aspetto minuto, dall’essere sempre identificata come la piccola di casa dai suoi fratelli Gennaro, Pietro e Vincenzo, i colonnelli dell’organizzazione della Masseria Cardone, il cuore di Secondigliano. Gennaro, detto «’a Scigna», era destinato a comandare quell’area desolata di Napoli che non aveva speranza di crescita, pochi negozi e poco commercio, area già profondamente cementificata, e che invece i clan seppero trasformare in un immenso supermarket al dettaglio di droga. Gennaro Licciardi, però, morì giovanissimo per un’ernia ombelicale nel carcere di Voghera. Erano gli anni 90 e toccò ai fratelli Pietro e Vincenzo prendere l’eredità della famiglia. Ma Maria «’a Piccerella» capì che in realtà era arrivato il suo momento. Il marito Antonio Teghemie, detto «Tartufon» per la pelle scura, è sempre stato un principe consorte, un uomo che l’ha accompagnata nelle sue strategie ma non ha direttamente mai deciso nulla. Decidere è essere tempestivi, meglio decidere male che non decidere è la dottrina politica della Licciardi, ma anche evitare la decisione se non necessaria, rinviarla se non c’è un imperativo. Prudenza e spietatezza sono le sue regole. E hanno funzionato.

La grande e (ultima) alleanza di famiglie di camorra napoletane è l’Alleanza di Secondigliano, un cartello nato negli anni 90 e che riuniva potenti famiglie: i Contini, i Mallardo, i Licciardi, con un ruolo esterno dei Di Lauro (che avrebbero voluto in linea teorica mantenersi soltanto come trafficanti pronti a vendere a chiunque) e dei Lo Russo (con cui la Licciardi entrerà in conflitto). La Licciardi confidava sul mastice dell’Alleanza: i matrimoni. E già perché tre sorelle — Anna, Rita e Maria Aieta — hanno sposato i tre boss ai vertici del gruppo: Francesco Mallardo, Eduardo Contini e Patrizio Bosti. L’Alleanza sanciva una struttura fortissima con centinaia di affiliati e decine di bocche da fuoco, ma in realtà questa armata criminale spesso ha zoppicato.

Non ha saputo realizzare la dittatura criminale a cui ambiva, al contempo non si è mai davvero sciolta, ha preso di volta in volta forme diverse, funzionando e confrontandosi nelle vicende più importanti. Di certo la scelta di portare il riciclaggio del proprio danaro in Spagna e nei settori turistici e della distribuzione è una scelta coordinata dai vertici. In Spagna era stato arrestato — e poi scarcerato — Patrizio Bosti. E proprio in Spagna Maria Licciardi stava andando quando l’hanno arrestata, per raggiungere sua figlia Regina proprietaria di negozi d’abbigliamento (membri della famiglia della Piccerella sono proprietari di importanti hotel ad Aversa e a Napoli). Raccontare in poche parole come abbia fatto a sfuggire sempre alle accuse — i pentiti parlano di centinaia di omicidi e di una direzione certosina di tutti i traffici di cocaina ed eroina — sarebbe impossibile. Arrestata nel 2001, resta in carcere per otto anni come un capo: al 41 bis. Una volta fuori riesce a sfuggire al blitz del 2019 contro l’Alleanza. Poi, incredibilmente, viene cancellato il suo ordine di cattura e da donna libera torna a comandare, sino a pochi giorni fa. Quando arriva un nuovo arresto.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
  • Fascinated
  • Happy
  • Sad
  • Angry
  • Bored
  • Afraid

Commenti