Adl a tutto campo: settore giovanile, Insigne, Spalletti e Gattuso. “Per far quadrare i conti bisogna tornare in Champions”

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Sul fatto che Insigne potrebbe non accettare un taglio dello stipendio del 25 per cento alla luce dell’ultimo rinnovo di Mertens, ADL risponde: “Il taglio degli stipendi non è un taglio chirurgico. Con Mertens abbiamo già rinnovato due anni fa e ha ancora un anno di contratto. Insigne? Le due situazioni non sono paragonabili. Mertens fu utilizzato da Sarri come centravanti quando dovetti cedere Higuaìn alla Juve. Adesso non ha più il ruolo di Insigne. Da un confronto che avrò con Spalletti verrà fuori quello che si può fare o meno, sulla carta“.

De Laurentiis è favorevole al Var a chiamata per gli allenatori: “Sono due anni che lo richiedo. L’Italia è il paese dei poteri forti, così come l’Inghilterra. Anche gli arbitri sono dei centri di potere. I centri di potere esistono perché si eserciti con forza questo potere per favorire gli amici e sfavorire i nemici. In Europa stanno molto più attenti al Var. Avete notato quante cavolate fanno gli arbitri che il Var poi smaschera? Gli Europei dimostrano che arbitri e guardalinee certe cose non le vedono proprio“.

Il Napoli darà maggiore attenzione al settore giovanile: “Assolutamente sì. Però nella vita ci sono delle priorità e nella vita post Covid non si può distrarre denaro. Le infiltrazioni sul territorio campano non lasciano serenità ai genitori, molte sirene arrivano dal nord. Non è un problema di strutture, noi decidemmo che non era bello far vedere ai 14enni il calciatore che arrivava con la Ferrari e abbiamo spostato la situazione altrove. Trovammo un posto niente male, che poi è andato fallito. Ho provato a comprarlo dal Comune, ma il Comune non ha voluto. Così come è accaduto nell’altro centro che avevo trovato. Quando in tribunale ho preso per 37 milioni un foglio di carta, non c’era nessun calciatore, nessun centro sportivo. Non c’era nulla. Vidi Pierpaolo Marino che andava da un tabaccaio a comprare le maglie e lì, dove si fanno le mozzarelle a Paestum, organizzammo il primo ritiro. Siamo partiti da zero. Non tutti i genitori vogliono immaginare la permanenza dei figli in Campania. Ieri ho chiamato Fienga della Roma, gli ho detto ‘ma ci state fregando un 14enne? Io mica ti vengo a rompere le scatole? Ci dobbiamo fare la guerra?’. Questo per dirvi che un genitore, probabilmente, dice ‘me ne vado a Roma e mi tolgo da questo territorio che ha dei problemi per avere un futuro di liceità e spostandolo a Roma’. Ancor di più spostandolo a Torino, Milano o Bergamo. Preferireste avere un grande vivaio e una squadra al 12° posto?“.

 De Laurentiis dice la sua anche sul caso Salernitana: “E’difficile dare un giudizio, schierandosi da una parte o dall’altra. Certo è che, se non posso avere una seconda squadra, nel momento in cui sto lottando per la Serie A, devo avere già le carte in ordine per una cessione. La stessa cosa che può accadere per il Bari di mio figlio, io mi sono tirato fuori, ma se va in Serie A c’è la diatriba sul grado di parentela. Che tu possa però mantenere un 10-20% di quote è tutto da vedere. Di ricorsi al Tar o in Europa non ce ne sono stati, non c’è una giurisprudenza consolidata“.

Nessun ripensamento sul fatto di non aver interrotto il silenzio stampa neanche dopo la Champions fallita nel match con il Verona: “Con i tifosi mi posso scusare io, ma qualsiasi scusa dei giocatori o di capitano può sembrare una cosa voluta. Io dialogo con i tifosi, ci sono quelli che mi amano, altri che mi odiano, il tifoso ha sempre ragione, non ha interesse alla salvaguardia dei conti economici, vuole vincere e basta e non gli interessa niente, non c’è una logica societaria. C’è anche chi a freddo poi ragiona. Il silenzio stampa è stata una panacea: al di là del tavolo c’è un ex giocatore ed allenatore e, nei confronti di un allenatore che è stato calciatore da poco (Gattuso con molti suoi ex compagni a Sky, n.d.r.) c’è un ping pong che può far cadere nei trappoloni  l’allenatore stesso. L’ex calciatore intervistatore vuole lo scoop e, per evitare di rovinare un rapporto tra società e allenatore, abbiamo messo il silenzio stampa. Io l’ho messo dopo aver sentito cose inappropriate, allora meglio mettere uno stop. Difendevo l’allenatore e voi l’avreste massacrato. Come mai erano spompati? invece abbiamo provato ad essere coerenti“.

L’obiettivo del Napoli per il prossimo anno? “Ho bisogno di far quadrare i conti e ritornare in Champions“.

Si parla anche della corruzione nel calcio: “Siamo abituati a Calciopoli, ma Calciopoli fa ridere in confronto ai libri, come quello di Cantone, dove si parla di un tale Dan, che sta a Singapore, insieme alla ndrangheta, con i messicani, passando per la Russia per gestire il calcioscommesse, girando fino a Napoli. Girano 500 miliardi in nero all’anno e, con questi soldi, si possono persino far eleggere presidenti di stati importanti, figuriamoci nel calcio mondiale. E’ scritto lì, ci sono partite e arbitri citati. Allora io vi dico voi ricordate i risultati, le espulsioni. Siete indottrinati, possibile non abbiate letto questi saggi e documenti?“.

 De Laurentiis non esclude cessioni importanti: “Bisogna capire con l’allenatore chi sostituire e chi non sostituire. Solo allora vedremo se il mercato ti permetterà di operare in entrata e in uscita. Proposte indecenti? Magari arrivassero. Nessuno è incedibile per delle proposte appropriate“.

Agli Europei, tra l’Italia di Insigne e il Belgio di Mertens, nessun dubbio su chi tifare: “Che domande? Per Insigne! Gioca nell’Italia”.

Il discorso poi torna su Napoli-Verona che è costata la Champions League: “Non voglio fare dietrologia, perché sono tutti come miei figli. È chiaro che in una cena a Dimaro, è una conversazione che intratterrò e vorrò ottenere delle risposte da loro“.

Non c’è mai stata la possibilità di una conferma di Gattuso sulla panchina del Napoli: “In realtà avevo già scelto di smettere con Gattuso nell’estate precedente, l’avevo preso per tamponare l’uscita di scena di Carlo Ancelotti. Anche se avesse vinto il campionato, la sua mission a Napoli si sarebbe conclusa. Con Mendes abbiamo parlato a lungo del rinnovo di Gattuso, ma non ci siamo trovati in linea. Avevamo firmato due righe, ma poi, quando queste due righe vanno a finire in mano agli estensori legali, le due righe diventano ventisette. Poi Gattuso non si è sentito bene e io ho sentito Spalletti a gennaio, anche questo mi è stato rimproverato. Poi si è ripreso molto bene, ma questa sperequazione tra gare positive e negative mi ha fatto capire che era arrivato il momento di interrompere la collaborazione“.

Del possibile esonero di Gattuso a campionato in corso, De Laurentiis precisa: “A un certo punto, viste alcune partite dove il mister non si sentiva nella forma perfetta e visto che tutti gli interlocutori televisivi erano ex colleghi che lui conosceva, ho preferito evitare che si speculasse su alcuni calciatori e sulla società. Ho preferito introdurre il silenzio stampa, visto che la mia intenzione era andare avanti fino alla fine della stagione. Convocai una riunione con il medico Lombardo, l’amministratore delegato e tutta la squadra dicendo ‘vi potrei pagare in ritardo, invece vi pago in anticipo lo stipendio di gennaio. Però vi dico l’allenatore rimane, quindi non fate storie’. Poi ho detto Rino ‘tu resta che ti devo dire alcune cose’. Io non ho mai voluto esonerare Gattuso, l’ho visto dolente con degli occhiali e non presente effettivamente in panchina in un paio di occasioni. A un certo punto mi son dovuto preoccupare, se magari la situazione poteva precipitare e diventasse necessario intervenire. Ho contattato Spalletti e gli ho chiesto se era disponibile. Benitez? Con lui mi sento ogni 4-5 mesi, è rimasta una certa sintonia“.

 Sull’ultimo biennio del Napoli, al di sotto delle aspettative, De Laurentiis dice: “Il vero problema è l’aumento del nostro monte ingaggi. Ci sono club che fatturano molto più di me e che da due anni ancora non mi pagano. Lo stanno facendo in questa settimana. Io ho sempre pagato un giorno prima della scadenza, mai il giorno dopo. Non c’è un ridimensionamento, una semplice presa di coscienza che il budget va rivisto altrimenti fai fallire il Napoli. Se vuoi riportare il Napoli sul giusto binario devi tagliare le spese eccessive. Vendere un giocatore? Forse non basterà venderne uno solo. Forse bisognerà vendere quei calciatori che hanno aumentato a dismisura la loro parte salariale, quella che il Napoli non può pagare. Forse due acquisti non avrei dovuto farli, dovevo dire ‘Aurelio stai calmo, tanto c’è il Covid e il campionato non conta nulla, congelando tutto’. Da ottimista quale sono, ho investito troppi soldi e, mentre io investivo, dall’altra parte mi dicevano, hai un contratto per cinque anni, ma non lo possiamo rispettare“.

Il discorso poi si sposta su Luciano Spalletti, nuovo allenatore del Napoli, e sul futuro di Lorenzo Insigne: “Spalletti ha sempre avuto la mia considerazione e stima. Prima che andasse alla Roma dallo Zenit mi venne a trovare in ufficio dicendomi che per un po’ di tempo non poteva muoversi. Poi presi Benitez o Mazzarri, non ricordo che anno fosse. Lo trovo un profilo giusto per il Napoli, perché sa allenare bene e anche noi giocando contro di lui abbiamo faticato. Saper gestire anche delle situazioni come quelle passate a Roma e Milano, con l’assenza della proprietà nello spogliatoio, è stato un fattore. Se l’è cavata bene. Con Insigne non ci siamo ancora visti. Dopo l’ultima di campionato è andato subito in nazionale e non volevamo sollecitare la situazione anzitempo. Dopo gli Europei ci parleremo e vedremo cosa accadrà“.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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