Tra oggi e domani è in programma l’ultimo giro di consultazioni. Mario Draghi vedrà per la seconda volta i partiti e dovrà fare quella “sintesi” che ha promesso alle forze politiche. Si apre la fase più delicata di tutte: l’ex presidente della Bce ha ottenuto i Sì della maggioranza che ha sostenuto il governo Conte 2, ma anche quelli di Lega e Forza Italia. Un solo partito ha annunciato che vuole stare fuori dal gioco: Fratelli d’Italia. Fin qui tutto chiaro. Ora però tocca a Draghi: sarà lui a dover spiegare con quale incantesimo intende tenere insieme forze così distanti e dimostrare quelle doti che gli vengono attribuite praticamente all’unanimità.
Contestualmente vanno avanti le discussioni sui nomi. Forse mai prima d’ora toto-ministri era stato più difficile. Non girano veline o indiscrezioni, Draghi è blindatissimo, e le ricostruzioni sono affidate alle fantasie di politici e giornali. Il modello potrebbe essere appunto il governo Ciampi (1993), tenendo dentro sia tecnici che politici. C’è chi assicura che saranno “sicuramente per la maggior parte tecnici”, per corrispondere il più possibile all’idea di “governo dei migliori” sbandierata da Renzi e rivendicata da Forza Italia. E chi invece si dice sicuro che Draghi dovrà tenere presente le richieste dei partiti e in particolare quelle del M5s che ha vincolato il suo Sì alla creazione di un esecutivo politico.
























