Israele, al via lo spoglio: il Likud di Netanyahu primo partito, ma il blocco di Eisenkot potrebbe avere più seggi. Nessuna delle due parti verso la maggioranza

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Affluenza da record per questo rinnovo della Knesset al fulmicotone. I primi exit poll mostrano che il blocco di partiti a guida ebraica che si oppongono a Benjamin Netanyahu è il più numeroso e si prevede che conquisterà un totale di 52 seggi, contro i 50 seggi dei partiti che sostengono il primo ministro.

L’emittente Channel 12 prevede che il Likud conquisterà 24 seggi su 120, contro i 22 di Yashar. Nel complesso, il blocco anti-Netanyahu guidato da Gadi Eisenkot conquisterebbe più seggi, ottenendone 52, contro i 50 del blocco guidato dal premier. Si prevede, inoltre, che i partiti a guida araba, che non fanno parte del blocco sionista anti-Netanyahu, conquisteranno 18 seggi.

Pertanto, nessuno dei due schieramenti raggiunge la maggioranza di 61 seggi necessaria per formare un governo. Entrambi i blocchi dovranno ora rimboccarsi le maniche per cercare di formare una coalizione: qualora nessuno dovesse riuscirci, gli israeliani dovranno tornare alle urne tra pochi mesi. Si riaffaccia, dunque, lo spettro del caos del 2019-2022, con i suoi cinque turni elettorali. Con i due principali blocchi politici separati da soli due o tre seggi, le posizioni dei partiti arabi potrebbero diventare un fattore importante nei negoziati politici che seguiranno.

Eisenkot, ha salutato i primi exit poll come “un voto di sfiducia totale nei confronti di Netanyahu e del governo del 7 ottobre da parte della maggioranza sionista e della maggior parte dei cittadini israeliani”. L’ex generale promette ora di agire immediatamente per “attuare la volontà del popolo”, sostituire il governo di Netanyahu e istituire “un governo sionista impegnato nella coscrizione universale il prima possibile”.

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